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Bianca 29 Gennaio 2026di Federica Sorrentino

Stelio Conti, lo short track da Arianna Fontana a Lorenzo Previtali

Torino 2006 non è stata soltanto un’Olimpiade, ma un’esperienza che ha lasciato un segno profondo. A raccontarlo è Stelio Conti, allenatore Sport Evolution Skating Bergamo, commissario tecnico della Nazionale italiana di short track per oltre 10 anni, oggi ancora coinvolto nell’organizzazione dei Giochi invernali. “All’inizio la città era un po’ in sordina, anche se era stata riqualificata molto bene -ricorda -. Poi, dopo una settimana, Torino è esplosa: la gente usciva per strada, andava lungo il Po dove c’erano Casa Italia, Casa Francia, i festival. È stata un’Olimpiade seguitissima, soprattutto per gli sport del ghiaccio”. Un entusiasmo che si rifletteva anche sugli spalti. “Agli allenamenti avevamo due o tremila persone solo per guardarci. Per noi è stata un’esperienza molto particolare, bellissima, ma anche impegnativa”. Quella di Torino 2006 fu anche l’ultima Olimpiade di Stelio Conti, con un obiettivo preciso: “Con i maschi qualche medaglia l’avevamo già presa, con le ragazze no. Mi sono detto: vediamo se riusciamo a portare a casa questa medaglia”. Arrivò in modo rocambolesco, dopo la squalifica della Cina, ma con la consapevolezza di essere lì e di potersela giocare.

Proprio a Torino 2006 arriva il primo capitolo di Arianna Fontana, allora giovanissima, alle Olimpiadi. “Lei faceva anche rotelle. Sono riuscito a ‘strapparla’ parlando con l’allenatore della Nazionale Junior: sono andato a una gara e gli ho detto di lasciarmela tutta l’estate, avevo bisogno che stesse con me e con il gruppo”. Una scelta decisiva. “Da lì è stata un po’ la sua fortuna, anche se era già una fuoriclasse, lo si capiva subito”. Conti la fa debuttare addirittura agli Europei di gennaio, poco prima delle Olimpiadi. “Le dovevo far rompere il ghiaccio, l’emozione. Non potevo buttarla direttamente alle Olimpiadi. Agli Europei si è comportata benissimo”. Quella medaglia a Torino fu la centesima per l’Italia ai Giochi, ma anche l’inizio di una carriera straordinaria. “Lei aveva 13-14 anni, e la facevamo gareggiare con una o due categorie sopra perché altrimenti non era allenante: vinceva a mani basse”. Doti fisiche fuori dal comune: “esplosività, rapidità, accelerazione”, che l’hanno resa una cinquecentista. La longevità di Fontana, però, non è solo talento. “Non si è mai fatta male in maniera seria. Ha avuto un infortunio da piccolina. E con l’esperienza ha imparato a gestire la gara: in short track sapere cosa fare in pista è tutto”. Conti cita la finale olimpica di Pechino come esempio perfetto: “Ha preparato tutto prima, sapeva cosa voleva fare. Non si vincono le Olimpiadi per caso”. Oggi, Conti è fiducioso: “Le coreane sono forti, la Cina ne ha una o due, Canada e Olanda pure. Ma poi c’è lei e ci sono le nostre. Come dice sempre Arianna: ‘prima andiamo in finale, poi in finale ce la giochiamo’. E io credo che ci arriverà”.

In vent’anni, lo short track è cambiato radicalmente. “Si è evoluto soprattutto su due fattori: l’attrezzatura e le piste – spiega -. I pattini e le lame sono migliorati tantissimo, ora sono standardizzate e curate dal punto di vista tecnico. Anche le piste di Coppa del Mondo sono trattate in modo egregio”. Il progresso si vede anche nei numeri. “Nel 2005 avevamo il record del 500 a 41.9. Oggi siamo a 39.7-39.8”. Merito di una preparazione più specifica e di una sicurezza aumentata: “Materassi mobili, balaustre, doppie telecamere per gli arbitri. Lo spettacolo è migliorato tantissimo”. Uno sport che oggi è globale. “Non ha numeri enormi, ma piace. A Pechino mi dicevano che è stato lo sport più visto”. Anche ai prossimi Giochi Conti sarà presente, seppur in un ruolo diverso. “Io e un altro mio ex atleta, Alberto Rava, siamo responsabili della pista di allenamento dello short track al Forum”. Un compito operativo ma fondamentale: gestione degli orari, del ghiaccio, delle problematiche tecniche. “E durante le gare daremo una mano a bordo pista. Poi, soprattutto, ci godremo le gare”. Un’emozione particolare per chi ha vissuto lo short track “per più di vent’anni”. “Non me la sarei persa per nessuna ragione al mondo” aggiunge.

Se Fontana rappresenta la storia, Lorenzo Previtali è il futuro. Conti lo conosce da quando aveva dieci anni. “Faceva rotelle, poi ha provato il ghiaccio e se ne è innamorato. Per un periodo faceva entrambe, poi ha scelto il ghiaccio”. I risultati parlano chiaro. “Nei 500, 1.000 e 1.500 era sempre nei primi tre al mondo della sua età”. A 17 anni entra nei gruppi di alto livello e arriva a Bormio già con tempi di assoluto valore. Oggi è uno dei più giovani atleti italiani in assoluto ai Giochi invernali. “È merito suo: è sempre stato molto costante”. Anche lui ha superato un infortunio importante senza mollare. Le chance olimpiche? “Nei 500 la vedo dura, ma mai dire mai”. E poi c’è la staffetta mista: “Se gareggia anche solo in un turno e la squadra va a medaglia, la medaglia se la prende anche lui. Sarebbe una grandissima soddisfazione”. In ogni caso, il valore va oltre il risultato. “Essere qui è già importante. Per lui e per la nostra società, che sta contribuendo alla causa con tanti giovani”.

Con uomini come Stelio Conti, capaci di tenere insieme passato, presente e futuro, il ghiaccio azzurro resta un terreno fertile dove sognare ancora.

Lorenzo Previtali è uno dei più giovani azzurri partecipanti a Milano Cortina 2026 (photocredits: Stelio Conti)