Nel dopo partita di Como-Atalanta, ai microfoni di DAZN, Raffaele Palladino non ha nascosto la doppia fatica vissuta dalla sua squadra: “Per la squadra è stata fatica fisica, per me mentale e fisica. È stata una sofferenza stare in questa partita, in questa difficoltà, però io sono orgoglioso dei miei ragazzi, di quello che hanno fatto oggi, di ciò che hanno espresso”. Palladino ha sottolineato come questo tipo di gara fosse quasi necessaria in questo momento della stagione: “Probabilmente era la partita che ci serviva in questo momento, è arrivata al momento giusto, prendo il lato positivo di tutto quello che è successo oggi, perché sfido qualunque squadra a stare in dieci dopo 7 minuti e giocare qui a Como e stare nella difficoltà. A noi serviva questo”. Un concetto ribadito anche nello spogliatoio: “Alla squadra ho chiesto questo nell’ultimo periodo, di stare nella difficoltà della partita, e quello che ho detto a fine primo tempo ai ragazzi è arrivato al momento giusto”. “Di questa partita mi è piaciuto lo spirito, mi è piaciuto che hanno lottato insieme, difendevano, attaccavano; abbiamo ragionato da squadra, difeso bene, perché comunque c’era da difendere – ha dichiarato -. Abbiamo buttato il cuore oltre l’ostacolo, e ovviamente questo è stato un punto guadagnato come se fosse una vittoria per noi”.
Parlando delle scelte attuate dopo il cartellino rosso, l’allenatore ha spiegato perché ha preferito tenere Charles De Ketelaere come punta invece di Gianluca Scamacca: “Sono scelte che fai in un minuto/due minuti, perché quando c’è un’espulsione devi tenere in campo delle caratteristiche. Charles comunque l’ho tenuto dentro da prima punta, lui la sa fare bene perché anche in Nazionale fa questo lavoro. È fisicamente alto, riusciva a tenere botta con i due centrali, e mi faceva una grande fase in un possesso che ballava in mezzo ai due centrali”. Palladino ha spiegato anche l’assetto scelto per proteggersi e ripartire: “Ho preferito chiudere le fasce con Zappacosta e Kossounou, che è entrato benissimo. Con Zalewski e Bernasconi al primo tempo abbiamo messo gente di gamba, gente di ripartenza”. Ma, ancora una volta, il discorso va oltre i singoli: “Al di là dei singoli, mi è piaciuto proprio il cuore dei ragazzi, lo spirito di sacrificio. Sono stati per quasi 90 minuti in difficoltà, dentro la difficoltà, però a me hanno fatto emozionare i ragazzi, quindi davvero sono orgoglioso”.
Dal punto di vista tattico, Palladino ha rivendicato anche il coraggio di provare a colpire quando possibile, soprattutto nella ripresa: “Io credo che questa partita ci dà tanto al di là del punto; ci dà proprio una consapevolezza su quello che poi dobbiamo fare e sinceramente me la sarei voluta giocare 11 contro 11, perché oggi volevo vincere questa partita qui a Como. Ovviamente siamo venuti con una mentalità per provare a vincere e cercare di accorciare le distanze con il Como”. Poi la consapevolezza di aver dovuto stravolgere tutto: “Dopo 7 minuti abbiamo dovuto rimodificare tutto e mettere dentro delle caratteristiche giuste che potevano fare male. Infatti in delle ripartenze potevamo anche far male al Como. Non ci siamo riusciti, ma questo punto è come se fosse una vittoria per noi”.
Il focus finale è sulla crescita mentale del gruppo squadra: “Ai fini della classifica abbiamo guadagnato un punto, ma a me interessa proprio la crescita mentale della squadra, che è quello che ci serviva”. Inevitabile anche un passaggio su Ahanor e sul mercato dopo la partenza di Lookman. Sul giovane difensore Palladino si è mostrato protettivo: “Con Ahanor ho parlato, ovviamente rimane tra me e lui quello che gli ho detto, ma per me lui è un campione, è un futuro campione, ha 17 anni, è un ragazzo di grandissima prospettiva. Questa leggerezza lui l’ha capita immediatamente, perché a fine partita era dispiaciutissimo ed era consapevole di quello che aveva fatto, ma è un ragazzo a cui dobbiamo concedere queste cose, perché ovviamente queste cose fanno crescere”. Anche qui emerge il senso di gruppo: “La squadra ha giocato anche per Ahanor, quindi a fine partita c’è stato un bell’applauso nello spogliatoio, tanti abbracci. Ho visto un grande gruppo che ragionava da squadra, l’uno per l’altro”. Infine, nessuna attesa dal mercato: “Io dal mercato non mi aspetto niente perché noi stiamo bene così, era il gruppo che volevo, erano i giocatori che volevo in questo momento qua e siamo a posto così”. Per l’Atalanta una prova di maturità, che va oltre il pareggio.
Raffaele Palladino in panchina allo stadio Sinigaglia di Como (Ph: A. Mariani)





