L’antivigilia della cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina coincide con una importante ricorrenza per lo sport azzurro. Era il 4 febbraio 1948, quando il valtellinese Nino Bibbia , classe 1922, conquistò una fantastica ed inaspettata medaglia d’oro nello Skeleton sulla pista ghiacciata della Cresta Run di St. Moritz. Fino ad allora, nelle quattro precedenti edizioni delle Olimpiadi invernali, l’Italia era rimasta a secco di medaglie. Bibbia, dunque, è stato il primo italiano a salire sul podio e per di più sul gradino più alto. Va detto, peraltro, che per mezzo secolo, dal 1952 al 2002, la disciplina non è stata più inserita nel programma olimpico, privando agli atleti che la praticano con impegno, passione e risultati di rilievo, di misurarsi nella kermesse a cinque cerchi. Uno di questi è stato certamente Stefano Maldifassi, campione italiano di skeleton in cinque edizioni consecutive, dal 1999 al 2003, oggi ingegnere biomeccanico, co-founder di HPM (High Performance Method), esperto di fama internazionale nella preparazione atletica.
L’appuntamento con Milano Cortina 2026 regala a Bergamo la presenza, tra le concorrenti dello Skeleton, della ventisettenne Alessandra Fumagalli, orobica di Redona, che ha vissuto un crescendo in questa specialità, salendo per la prima volta sul podio di Coppa del Mondo, con il terzo posto ottenuto a St Moritz, e regalandosi una splendida medaglia d’argento europea nella gara a coppie miste insieme al campione italiano Amedeo Bagnis. Ora, Alessandra Fumagalli spera di avvicinare i numeri della più forte skeletonista azzurra attuale, Valentina Margaglia, e le sue performance hanno dimostrato proprio nella stagione olimpica di essere promettenti. Intanto, Alessandra prende sempre più confidenza con la pista intitolata al mitico Eugenio Monti, straordinario campione di bob.
Alessandra Fumagalli sulla pista di Skeleton di Cortina (immagine tratta dal profilo Instagram di Alessandra Fumagalli – photocredits: @jeantetstefano)





