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Salute 12 Marzo 2026di Federica Sorrentino

Lo sport paralimpico tra scienza e tecnologia

Con le Paralimpiadi Milano Cortina 2026 in pieno svolgimento, il tema del recupero degli atleti e dell’autonomia delle persone con disabilità diventa centrale anche fuori dalle piste e dai palazzetti. All’Arena Experience di Casa Lombardia, istituzioni, ricercatori, aziende biomedicali e protagonisti dello sport si sono riuniti per discutere di come scienza, tecnologia e approccio multidisciplinare stiano ridefinendo il percorso di recupero degli atleti e delle persone con disabilità. L’occasione è stata il talk “Oltre la performance – Tecnologia e approccio multidisciplinare per una nuova idea di recupero e autonomia”, moderato dalla giornalista Fausta Sbisà di Lombardia Notizie. Un confronto che ha messo al centro l’evoluzione delle neuroscienze, l’utilizzo dei dati e l’innovazione tecnologica applicata alla medicina sportiva, con un’attenzione particolare al mondo paralimpico.

Ad aprire l’incontro è stato Andrea Donnini, presidente della Fondazione Regionale per la Ricerca Biomedica (FRRB), che ha sottolineato il ruolo sempre più strategico della ricerca scientifica nello sport di alto livello: “Gli atleti sono vere e proprie macchine da competizione e richiedono una preparazione e una messa a punto portate all’estremo. Oggi la ricerca biomedica si concentra su tre grandi fronti – medicina rigenerativa, analisi dei dati e medicina personalizzata – strumenti fondamentali per migliorare il recupero degli atleti e prevenire gli infortuni”. Uno dei temi chiave emersi durante il confronto è stato proprio il monitoraggio costante dell’atleta. Attraverso un videomessaggio è intervenuto Fred Morini, osteopata, fisioterapista e psicologo, con un passato da ciclista professionista e oggi membro dello staff della Nazionale italiana di ciclismo. Morini ha spiegato come l’evoluzione più significativa degli ultimi anni riguardi la capacità di osservare e analizzare in modo continuo la vita dell’atleta. Secondo Morini, lo screening preventivo e la raccolta sistematica dei dati consentono oggi di individuare segnali di rischio prima che si trasformino in problemi reali. Un percorso che non riguarda soltanto la dimensione fisica, ma anche quella mentale. Il tema della gestione del dolore è stato invece affrontato da Caterina Lande, Lifetech Product Marketing Manager di Theras, che ha illustrato le nuove frontiere delle neuroscienze applicate alla riabilitazione: “Il dolore è un segnale di allarme del corpo. Quando diventa cronico può trasformarsi in una vera e propria malattia e avere un impatto significativo sulla vita quotidiana delle persone. La riduzione dell’attività fisica genera spesso un circolo vizioso che peggiora progressivamente la qualità della vita. Oggi però le neuroscienze e le tecnologie di neurostimolazione permettono di interrompere questo meccanismo e aiutare le persone a tornare a una vita attiva”.

Accanto alla dimensione scientifica e tecnologica, il confronto ha messo in luce anche il valore sociale dello sport. Daniela Colonna Preti, presidente della polisportiva POLHA-VARESE APD APS, ha raccontato oltre quarant’anni di impegno nella promozione dello sport per persone con disabilità. La sua testimonianza ha ricordato come l’attività sportiva non rappresenti solo competizione, ma anche uno strumento concreto di inclusione, crescita personale e benessere psicologico. Un lavoro quotidiano fatto di motivazione, sostegno e opportunità, con l’obiettivo di dimostrare che lo sport può essere davvero accessibile a tutti. A chiudere l’incontro è stata la testimonianza diretta di Gabriele Lanza, atleta della Nazionale italiana di para ice hockey, che ha raccontato il proprio percorso dopo l’incidente che lo ha colpito quando aveva undici anni. Lo sport, ha spiegato, è stato decisivo nel processo di recupero, aiutandolo a ricostruire non solo la forza fisica ma anche l’equilibrio mentale e la fiducia nei propri obiettivi. Il suo messaggio finale ha riassunto il senso dell’intero incontro: “Per chi vive una disabilità l’autonomia è tutto. L’assistenzialismo ha un costo, mentre l’autonomia restituisce dignità e qualità della vita. Ricerca, tecnologia e sport possono davvero aiutare le persone a vivere una vita piena e attiva”.

Il talk si è svolto All’Arena Experience di Casa Lombardia (credits LN / Media Lounge Regione Lombardia)