Ci sono atleti che hanno conosciuto la disabilità dalla nascita, altri dopo una vita da normodotati. È il caso del campione paralimpico Oney Tapia, 50 anni il 27 febbraio scorso, bergamasco d’adozione, arrivato da Cuba in Italia da giocatore di baseball e che ha perso la vista per un incidente sul lavoro. È lui, con la sua storia personale e i riflessi di un animo profondo, che ha aperto la serie di venti interviste che compongono il libro “Il cuore oltre l’ostacolo – come rinascere con lo sport”, scritto da Federico Biffignandi e presentato alla Biblioteca dello Sport Nerio Marabini di Seriate. Storie, esperienze e motivazioni diverse, di persone che nella pratica agonistica hanno trovato una dimensione nuova. Quella di Oney Tapia assume i contorni di una seconda vita, in cui la disabilità non è preclusione, perché – come lui stesso dice – “dopo la cecità, ho imparato a conoscere me stesso”. “In lui primeggiano spirito, anima, essenza, e il suo peso interiore è più impattante di quello fisico” – ha scritto Federico Biffignandi. Oney Tapia è rinato dopo l’incontro con l’Associazione Omero Bergamo, che lo ha gettato subito nella mischia ai campionati di società Fispes di Siracusa. In quella circostanza, al primo impatto con la pedana, ha realizzato il record italiano nel lancio del disco. È iniziato così il suo percorso di atleta che lo ha portato a vincere una medaglia ai Giochi Paralimpici di Rio nel 2016. Fisico possente (alto 1.90 per 100 kg), ha risposto alla chiamata del programma televisivo “Ballando con le stelle”. “Una esperienza vissuta come avessi affrontato una gara – dice Oney – in cui c’è bisogno più di energia mentale che fisica”. Un capitolo che fatto dire al suo allenatore Guido Sgherzi che i grandi ballerini erano capaci anche di lanciare il disco. Ma quando è in pedana, non ci si accorge che Oney è un atleta paralimpico. Le spiccate qualità sensoriali gli consentono di supplire all’assenza della vista. Così è riuscito ad apprendere la tecnica del lancio senza poter vedere. “Ho praticato molti sport da ragazzo, il mio bagaglio motorio si è arricchito nel tempo. Quando Sgherzi dava indicazioni, io cercavo di visualizzarne mentalmente. Di volta in volta notavo miglioramenti” – racconta Oney. Come comprendere che il lancio sia andato a buon fine? Non sentire il rumore del palo della gabbia o semplicemente accorgersi istintivamente di un gesto tecnico sbagliato. In generale si conta più a lungo possibile fino all’impatto, per capire se il disco è caduto lontano. Un percorso fatto di emozioni. Alle Paralimpiadi di Tokyo 2021 si è fermato, per così dire, al bronzo sia nel disco che nel getto del peso. Fino all’agognato oro nel disco alle Paralimpiadi di Parigi 2024. “Le sconfitte mi hanno aiutato a risollevarmi” – confessa Oney. Con il quale il giornalista sportivo Paolo Marabini, fondatore e responsabile della Biblioteca dello Sport, si è confrontato sul momento più difficile della carriera, ovvero l’anno di squalifica comminatogli dalla Wada per errata compilazione di un modulo antidoping. “Non vedendo, devo delegare. La persona che mi ha aiutato ha sbagliato. Sono stato squalificato un anno per un’errata compilazione, con l’aggiunta di 3.000 euro di ammenda. Una battaglia che ho affrontato da solo. Ma che poi quantomeno ha contribuito a fare capire che qualcosa andava cambiato nei metodi. A gennaio 2024 scadeva la squalifica, dovevo fare i Mondiali di Kobe per qualificarmi alle Paralimpiadi. Sono stato costretto a trasferirmi a Viterbo, alloggio nel carcere facendo parte del Gruppo Sportivo Fiamme Azzurre della Polizia Penitenziaria. L’oro di Kobe mi ha permesso di andare a Parigi. Fallita la gara del peso, due giorni dopo ho affrontato quella del disco in un giorno piovoso ed è arrivato l’oro”. Un risultato che non è stato un punto di arrivo. “Ci sarò fino a quando avrò forza ed energia per gareggiare. Devo trovare nuovi stimoli, perché il disco non rientra più nel programma paralimpico. Mi dedicherò al peso”. Con un sogno nel cassetto. Ritrovarsi a Los Angeles 2028 insieme alla figlia Michelle Tapia, giovane e promettente ginnasta che sta bruciando le tappe. Lo sport è fatto anche di favole e scriverne una del genere sarebbe straordinario. Intanto, la sua storia apre i venti capitolo di un libro in cui -come sottolinea l’autore – c’è totale assenza di lamentele, una ricerca continua alla soluzione del problema che si presenta. Questo, in sostanza, è il cuore oltre l’ostacolo.
Oney Tapia tra Federico Biffignandi e Paolo Marabini alla Biblioteca dello Sport “Nerio Marabini” (credits: Pernice Editori)





