L’altoatesino domina anche a Madrid e intasca il quinto Masters 1000 di fila (come non era riuscito nemmeno ai Big Three). L’assenza di Carlos Alcaraz ha ingigantito il divario con il resto del gruppo: oggi nessuno è in grado di fermarlo. A cinquant’anni dalla doppietta di Adriano Panatta, Foro Italico e Roland Garros saranno ulteriori terre di conquista?
È difficile trovare un percorso semantico che non sia banale per raccontare le recenti imprese di Jannik Sinner. Il paragone con il cannibalismo di Eddie Merckx è quasi automatico, giacché non era mai successo che un tennista vincesse cinque Masters 1000 di fila. E allora il concetto da esprimere è quello di “indennizzo” per un popolo, quello degli appassionati italiani. Da quando è stata istituita la categoria degli attuali Masters 1000 (all’epoca “Super 9”), i nove tornei più importanti alle spalle degli Slam, per un lunghissimo periodo il miglior risultato dell’Italia era stata la semifinale raggiunta a Monte-Carlo da Andrea Gaudenzi. Era il 1995 e perse tra le polemiche contro Thomas Muster: ci vollero altri tredici anni per ottenere un risultato simile (Andreas Seppi ad Amburgo), e il primo successo (Fabio Fognini a Monte-Carlo nel 2019) sembrò una benedizione, qualcosa di irripetibile. Ma il Messia di San Candido ha cambiato ogni paradigma, ottenendo una striscia mai riuscita nemmeno a mostri sacri che rispondono al nome di Novak Djokovic, Rafael Nadal e Roger Federer: vincerne cinque di fila, “normalizzando” qualcosa che invece è fuori dal comune. A Madrid ha perso un set di distrazione all’esordio, poi ha messo a tacere le ambizioni del nuovo fenomeno di Spagna (Rafael Jodar) e quelle del ruspante Arthur Fils, salvo dominare Alexander Zverev in una finale durata meno di un’ora. 6-1 6-2 e tanti saluti: nono successo di fila contro il tedesco e ventottesimo successo di una carriera che, in questo momento, sembra non avere limiti. A maggior ragione dopo lo stop forzato di Carlos Alcaraz, l’unico in grado di reggere il suo livello. Lo spagnolo si è fatto male al polso (giocando a golf, si dice) e salterà Roma e Roland Garros, ma i suoi connazionali temono uno stop ancora più lungo, con tanto di operazione. Da sportivi ci auguriamo di no, ma se la sosta ai box di Carlitos dovesse perdurare, oggi non si vede nessuno che possa anche soltanto impensierire l’altoatesino. I giovani (Fonseca e Jodar) sono stati respinti, gli altri top-10 gli sono nettamente inferiori e Novak Djokovic – l’ultimo a batterlo, nella miracolosa semifinale dell’Australian Open – sta per compiere 39 anni e gioca col contagocce.
SKY IS THE LIMIT
Viene da pensare che, senza quella battuta d’arresto, Sinner avrebbe potuto centrare il Grande Slam. “Dietro a tutto questo c’è molto lavoro – dice Jannik – dedizione e sacrificio, ogni singolo giorno. Questi risultati significano molto, ma a un certo punto caleranno. È normale”. Frase importante perché denota un mix tra lucidità e umiltà, ingredienti necessari per continuare a vincere. “Ogni giorno mi presento agli allenamenti cercando di impegnarmi al massimo e con la giusta disciplina – continua – per riuscirci è fondamentale avere alle spalle le persone giuste, e io ce l’ho”. Carezza virtuale a Simone Vagnozzi e Darren Cahill, senza dimenticare il preparatore atletico Umberto Ferrara e il fisioterapista Alejandro Resnicoff. È vero, prima o poi arriverà qualche sconfitta. Ma oggi è lecito prendere in prestito l’espressione idiomatica “Sky is the Limit”, inglesismo che indica un potenziale illimitato. La storia del tennis ci insegna che ogni dittatura ha avuto fine, però un divario come quello tra Sinner e gli inseguitori è scoraggiante. E adesso si accende la suggestione per una possibile accoppiata Roma-Parigi, esattamente cinquant’anni dopo Adriano Panatta. La moltitudine di tifosi di Jannik sta incrociando le dita per una sua regolare partecipazione agli Internazionali d’Italia, al via in queste ore, specie dopo le dichiarazioni post-Madrid. “Giocare in casa è speciale, ma non voglio pensare ai piani futuri. Non ci sono ragioni per non giocare Roma ma allo stesso tempo voglio godermi questo momento, riposarmi anche mentalmente. Fisicamente sto bene. Vediamo”. Detto che riceverà inevitabili pressioni per essere al Foro Italico (esordirebbe venerdì o sabato e Roma è l’unico Masters 1000 che non ha ancora vinto: il solo a completare il Career Golden Masters è stato Novak Djokovic, che però ci riuscì a 31 anni), è chiaro che il grande traguardo rimane Parigi: il Roland Garros è l’unico Slam ancora assente dal suo palmares, ed è chiaro che l’assenza di Carlos Alcaraz lo rende ancora più favorito. Anzi, stra-favorito. Basti pensare alle quote dei bookmakers, che oggi – a tre settimane dal torneo! – quotano la sua vittoria a un clamoroso 1.40. Se non è cannibalismo questo…
Jannik Sinner con il trofeo del vincitore del Master 1000 di Madrid (credits: X – Mutua Madrid Open)





