Con tre Open Day dedicati alle annate 2014 e 2015 e una novità già annunciata in anteprima anche per le nate nel 2016, il progetto Chorus Volley Bergamo Academy continua a investire sul futuro della pallavolo femminile. Un percorso costruito sulla collaborazione tra Volley Bergamo 1991 e Chorus Academy, nato per accompagnare passo dopo passo la crescita tecnica, sportiva e personale delle giovani atlete. A raccontare filosofia e obiettivi dell’Academy è Enzo Bolla, storico punto di riferimento del settore giovanile rossoblù e coordinatore tecnico dell’Under 12 e della Scuola Pallavolo, che sottolinea come il progetto punti non solo alla formazione agonistica, ma anche alla creazione di un ambiente educativo, coinvolgente e capace di trasmettere passione e valori.
Volley Bergamo 1991 investe da sempre sul talento e sulla formazione delle nuove generazioni. Da qualche tempo lo fa con Chorus Volley Bergamo Academy. Cosa ha rappresentato questa forma di collaborazione?
“La collaborazione con Chorus Volley Bergamo è partita in modo più netto da questa stagione e riguarda le fasce d’età dall’Under 13 in su, quindi le categorie più alte del settore giovanile. Le Under 12 A e B e la Scuola Pallavolo, cioè l’attività Volley S3 per le primarie. Io sono il coordinatore tecnico delle Under 12 e della Scuola Pallavolo. C’è uno stretto rapporto tra me e la direzione tecnica del Chorus Volley Bergamo, perché il passaggio di queste bambine deve essere guidato verso l’agonistico. La Scuola Pallavolo compirà 20 anni a ottobre. È partita come Scuola Foppa, poi si è trasformata in Scuola Pallavolo Bergamo e in adesso Scuola Pallavolo Volley Bergamo. Io la seguo da quando è iniziata e quindi abbiamo mantenuto questa linea, che è quella di far giocare le bambine e anche i bambini della città prevalentemente, seguendo una progressione. Abbiamo corsi di primo livello con bambine di terza elementare ed eventualmente di seconda e corsi di secondo livello con bambine di quarta e quinta. La nostra finalità è non mischiare le annate, perché ogni età ha le proprie esigenze, e non creare corsi troppo numerosi per dare qualità. Quando arrivano in quinta, alcune bambine fanno due allenamenti e una prima esperienza di Under 12, e quando vanno in prima media fanno tre allenamenti, un campionato di Under 12 A e di Under 13”.
Si sono aperte le iscrizioni all’Open Day del Settore Giovanile, che riguarda le atlete nate negli anni 2014 e 2015. Cosa rende attrattivo, oggi rispetto al passato, il mondo della pallavolo?
“Per gli Open Day abbiamo programmato tre date. Ci sarà una giornata anche per le 2016. Noi abbiamo già un nucleo di bambine per annata, ma essendo settore giovanile della Serie A, lasciamo volentieri la possibilità che qualche bambina possa intraprendere un percorso adatto alle sue potenzialità. Si tratta di aprire la possibilità di vedere queste bambine al di fuori dei nostri bacini. La 2014 servirà per la futura Under 13. La 2015 costituirà la futura Under 12 A e la 2016 la futura Under 12 B. Sul fronte femminile, è sempre stato uno sport tradizionalmente gettonato; questo indipendentemente dal fatto che ci fossero i risultati eclatanti di Foppapedretti e Volley Bergamo. Ci sono sempre bambine che vogliono fare pallavolo. È una tradizione, è un ripetersi della generazione; c’è un passaparola tale che in città sanno che c’è una garanzia di serietà. Per quanto riguarda i nostri operatori, in palestra c’è personale con qualifica federale, ma ci sono anche ex giocatrici che hanno seguito il percorso del settore giovanile del Volley Bergamo e hanno piacere di trasmettere loro la passione e la voglia di giocare. Noi cerchiamo di coprire più quartieri possibile, però la richiesta sportiva a Bergamo è molto alta e il numero delle palestre è quello che è. Magari se avessimo qualche palestra in più, altre zone di Bergamo potrebbero essere coinvolte”.
I grandi successi olimpici e mondiali accendono i sogni delle giovanissime. Cosa significa essere pallavoliste e quanto viene facilitata la possibilità di coniugare proficuamente scuola e attività agonistica?
“Si parla di bambine piccole e l’impegno non è particolarmente alto, anche se per l’Under 12 A inizia a diventare importante. Io alleno da decenni queste fasce di età e sono rarissimi i casi di situazioni scolastiche non positive. I genitori stessi mi dicono che coniugare sport e scuola è possibile se vi è una forte motivazione. Le stesse famiglie sono inizialmente preoccupate, ma poi sorprese perché le bambine maturano, si organizzano, imparano a scandire e programmare il tempo. Non posso negare che il trasferimento della Serie A a Treviglio un po’ ha influito, non tanto sui numeri, quanto sulla spinta dell’entusiasmo. Avendo la Serie A in città, si organizzavano molti più momenti con la Scuola Pallavolo a vedere le partite e c’era un contatto più diretto. Auspichiamo che appena possibile ci possa essere un ritorno in città, a beneficio di quest’ultima, ma anche di tutte queste bambine che si iscrivono a questa società di Serie A. Poi, quando la Serie A era in città, c’erano delle iniziative collaterali molto belle. Io organizzavo sempre delle mostre di disegno, una specie di concorso dove i disegni venivano esposti al Palazzetto. In quella situazione si è più facilitati a creare momenti di incontro, come le giocatrici che possono fare un giro nei corsi. Ora è più complicato, stiamo tenendo duro e stiamo continuando a lavorare bene in attesa di questo evento che potrà creare una nuova ventata”.
Il Volley Bergamo ama declinare i principi che richiamano l’interesse delle giovani leve: crescita tecnica, formazione personale, spirito di squadra e passione per la pallavolo. Qual è la metodologia di lavoro?
“Più che metodologia è l’esempio. Le bambine devono avere in palestra dei tecnici che lavorano con passione, che coinvolgono, che sono rispettosi degli avversari, delle singole persone e delle singole giocatrici. Più che metodo, devono essere delle qualità personali e tecniche e ci auguriamo che le bambine e le ragazze le assorbano. Non ci può essere solo passione nella crescita tecnica. Bisogna essere empatici, direttivi, ma anche coinvolgenti, e mi vien da dire anche divertenti. In un clima sereno si può lavorare bene e ottenere risultati”.
Qual è il sogno nel cassetto di un allenatore di squadre giovanili?
“C’è soddisfazione quando una propria giocatrice riesce a raggiungere livelli molto alti rispetto a quello che può dare. La cosa principale è che rimangano legati a questi anni, il ricordarsi di questi anni come un piacere per tutta la vita, che diventino dei mattoni del loro percorso. Fare sport, e farlo a un certo livello, aiuta a relazionarsi, aiuta nei momenti di difficoltà. Il sogno nel cassetto, quindi, è che tutti possano essere felici e godano appieno di questi momenti. Dà soddisfazione vedere giocatrici che hanno iniziato il percorso nelle giovanili e che arrivano in Serie A”.
Un gruppo di giocatrici delle squadre giovanili del Volley Bergamo (credits: ufficio stampa Volley Bergamo 1991)





