AlbinoLeffe 25 primavere tra sogni e salvezze

Federico Errante |

“AlbinoLeffe, fiore all’occhiello del calcio italiano”. Sabato 1° luglio, nel giorno dell’annuncio, il nuovo ds Antonio Obbedio ha inquadrato ciò che è e negli intenti deve tornare ad essere una splendida realtà che oggi taglia il traguardo delle 25 primavere. Un percorso per certi versi incredibile quello cominciato nel 1998 con la fusione di due gloriose realtà come Albinese e Leffe. Due realtà e due mentalità all’apparenza diverse, per i più destinati a scontrarsi a stretto giro di posta. Invece nulla di tutto ciò, bensì l’inizio di un’ascesa che avrebbe assunto nel cuore degli anni Duemila i contorni di “favola” capace di sorprendere e far strabuzzare gli occhi dentro e fuori i confini nazionali. A fare da collante un imprenditore del calibro di Gianfranco Andreoletti, profilo talvolta spigoloso e decisionista, talvolta testardo e per nulla malleabile. Eppure lungimirante e capace di trasformare un “giocattolino” in qualcosa che oggi viene visto ancora con tantissima e legittima ammirazione: “E’ paradossale pensarlo – si legge in una lettera aperta del presidente sul portale del club -, ma è una passione che ha accompagnato la mia vita in età matura. Proprio oggi, 25 anni fa, mi venne chiesto, da socio del Leffe, di far parte di questa nuova realtà, e assieme al signor Servalli accettai. Quel giorno iniziò la mia storia societaria sportiva. Prima appunto, come socio, poi come amministratore delegato e infine come Presidente dalla stagione successiva la fusione con l’Albinese (1999). 
Sono solito rappresentare quel momento come un “grosso errore” commesso, non perché la passione sia venuta meno, ma perché conscio delle risorse, delle energie e del lavoro richiesto.
Oggi riguardo questo pezzo di vita e prendo atto del mio trascorso con i colori blucelesti augurandomi che l’attività svolta possa essere servita a qualcosa per quella collettività che ci ha seguìto e frequentato in questi anni di AlbinoLeffe”. Ieri, parliamo del 2008, per la serie A sfiorata e svanita soltanto in finale nel doppio confronto con il Lecce. Oggi per uno stadio di proprietà inserito all’interno di un centro sportivo di rara bellezza nel quale continua a fiorire un settore giovanile all’avanguardia. In 25 anni cadute e risalite, il fango del calcioscommesse ripulito per ricominciare con una tenacia e una forza tipicamente bergamasche. Le retrocessioni e le salvezze per il rotto della cuffia. Imprese impensabili e capitomboli da cui ci si è rialzati. La promozione dalla C alla B con Elio Gustinetti, la salvezza – per certi versi clamorosa – timbrata Emiliano Mondonico contro l’Avellino, il doppio pareggio strappato alla Juventus di Alessandro Del Piero (andando due volte in vantaggio, a Bergamo con Joelson mentre Garlini causava la prima espulsione in carriera di Gigi Buffon poi a Torino con Ruopolo). Il ritorno (non sarebbe stato l’ultimo) del Gus – già timoniere nella vittoria della Coppa Italia di serie C – e il decollo di un altro capitolo forse irripetibile. L’apice alias annata 2007-2008 con Sandro Turotti direttore generale e Aladino Valoti direttore sportivo (altro “cavallo” che sarebbe stato di ritorno successivamente). Marchetti tra i pali, Peluso in difesa, Carobbio in mezzo al campo ed il tandem delle meraviglie Cellini-Ruopolo a far ammattire le difese insieme a Cristiano a sfrecciare sulla fascia sinistra. In un maremagnum di sorprese, la “Vecchia Guardia” a fare da collante. Salutato Sonzogni, altro “highlander”, da Bonazzi a Poloni, da Garlini a capitan Del Prato lo “zoccolo duro” che spesso comunicava in dialetto, è stato la base su cui costruire traguardi inimmaginabili. In quell’annata il turbolento esonero di Gustinetti, la promozione di Armando Madonna dalla Primavera, la suddetta finale (con semifinale da batticuore contro il Brescia di Roberto De Zerbi) e altri due brillanti campionati. Da lì una discesa che appariva inesorabile illuminata quasi esclusivamente dallo sbocciare di Andrea Belotti, che sarebbe stato ceduto al Palermo. Un iter tortuoso, a volte in picchiata eppure capace di piazzare il proverbiale colpo di coda. L’ultimo in ordine di tempo qualche settimana fa, con Claudio Foscarini – chiamato al posto di Beppe Biava – in panchina capace di trovare in extremis una quadra proprio quando una rovinosa retrocessione appariva ormai dietro l’angolo. Altro spot tutto resilienza. Una sorta di comune denominatore di questi 25 anni con i baffi. Nel vero senso della parola. 

Gianfranco Andreoletti, presidente dell’AlbinoLeffe (credits: ufficio stampa AlbinoLeffe)

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