AlbinoLeffe raggiunto su rigore

Simone Fornoni |

Venturno turni contati e siamo sempre lì. Assenti in isolamento a cinquina, bomber e mancato raddoppiatore alla decina nella casella dei marcatori. Cambia l’anno solare ma non le abitudini dell’AlbinoLeffe, dalla rotazione depauperata causa indisponibilità a raffica e dalla fase realizzativa che non si schioda a meno che non ci pensi il ’94 dal 10 sulle spalle, uno che la mette a giro dal limite al secondo tentativo ma al terzo, a rimorchio di Tomaselli e Galeandro in piena area all’inizio della ripresa, la spedisce alle stelle usando il piede d’appoggio. E alla fine il Mantova la pareggia dal dischetto a quattro corsette cronometriche dal novantesimo per una palla morta tramutata dal contrasto a gamba alzata Genevier-Pilati in oro per i locali, ma anche in cenere in gola per strozzare ai bergamaschi l’urlo di gioia del possibile ritorno ai tre punti dopo sette turni di campionato a magro e digiuno.

La Manconi-dipendenza, per l’organico di Michele Marcolini imbottito di baby, buon ultimo Marco Taramelli, portiere dell’Under 17 bluceleste (reduce da uno stage ottobrino in azzurro a Cattolica) allenata dall’ex bomber del Leffe Massimiliano Maffioletti, s’è dunque riacutizzata al risveglio della serie C dopo la pausa invernale allungata dal Covid. Ed è tutta nelle cifre: 10 su 23 fatte, meno 1 nel quoziente reti, la dicono lunga. Nell’attesa della Giana Ermonio e della prima vittoria allo Stadium di Zanica, inaugurato il 21 dicembre scorso facendosi riacciuffare dalla Pro Patria senza farsi bastare il rompighiaccio del solito noto. Al “Martelli” niente squadra abbassata come sempre dopo aver ottenuto il vantaggio, bensì controllo reciproco delle operazioni, specie nella ripresa, dopo aver rischiato il minimo sindacale nel primo tempo, col futuro impattatore Guccione a sfiorare il bersaglio di testa e in spaccata intorno al ventesimo.

Rimarchevole, sul nasino avanti all’ottavo scarso, il gegenpressing Michelotti-Ntube, in italiano la riaggressione Klopp-style, su Esposito e Militari che poi regala l’assist involontario al milanese là davanti. Un po’ meno la continuità nel ribaltare il fronte e il cinismo che seguita a marcare visita, vedi chance per Tomaselli appena poco prima dell’episodio decisivo per i due punti persi sull’asse Martignano-Giorgione. Palla impattata male e incapace di rotolare nel bersaglio grosso, una parabola storta che non si raddrizza da novembre, quando il giorno 14 a Lecco la doppietta di Ali Zoma regalò l’ultima gioia (3-2) a una squadra da allora condannata a cinque pareggi in croce su sette allacciate di scarpe. Il burkinabé nella terra di Virgilio è rimasto in panchina, il traghettatore Nanu Galderisi ha preso il quinto punto in tre sole partite: la classifica del girone A dice ancora zona playoff, ma a 26 si è solo a più 4 dai playout. A quando l’accelerata decisiva, quantomeno per stare tranquilli? Urge sfatare il tabù casalingo, che resiste dal 19 settembre 2021, quando le mura amiche come nelle due stagioni precedenti erano il “Città di Gorgonzola”, Cori su rigore… al Mantova, indovinato. Cinque bottini pieni su sei in trasferta è giocoforza il record societario, ma in nessun livello pro le stagioni si decidono fuori. Si riparte dai portacolori della Martesana nel prefestivo. E vincere sembra l’imperativo categorico.

Mister Marcolini ha schierato un organico pieno di baby calciatori (photocredits: Michele Maraviglia/Ufficio Stampa AlbinoLeffe)

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