Il senno di poi non esiste nel calcio come nelle scelte di vita. Le partite si giocano, non si rigiocano; si studiano e preparano, non si prevedono. Se si affronta un avversario consapevolmente più forte, lo si può fare a viso aperto o difendendosi e finanche arroccandosi. Ma dove c’è orgoglio, deve esserci anche coraggio. Che qualcuno, vestendo i panni di Solone, associa alla spregiudicatezza. Ma la tattica è il risultato di un ragionamento, che sia quella appropriata lo si verifica in corso d’opera. Il risultato tennistico patito dall’Atalanta, opposta al Bayern Monaco oggettivamente di un altro pianeta, va in archivio. Non il merito di essere arrivati a confrontarsi con chi la Champions potrebbe vincerla continuando a tracimare dai quarti in avanti. Una sconfitta del genere, finendo per essere tra le prime 16 d’Europa, non è una bocciatura ma un passaggio. Come lo sono state in passato le goleade subìte da Manchester City e Liverpool, salvo poi sentirsi dire dal mister dell’una che giocare con l’Atalanta è come andare dal dentista e vedere quello dell’altra annichilito di fronte all’inaspettata rivincita nel tempio di Anfield. Si mettano comunque da parte i corsi e ricorsi storici, ma la verità è che questa squadra ha dimostrato di fare salvi lo spirito e la mentalità con cui rimettersi in carreggiata e riprogrammare il navigatore verso gli obiettivi che restano da raggiungere. Che non sono né banali, né secondari, ma essenziali per dare concretezza a un cammino ripreso in modo sempre più convincente con la nuova guida tecnica, dopo un inizio al rallentatore. Con Palladino la squadra ha ritrovato la sua identità e la fiducia nei propri mezzi. Ci sono giocatori che, per qualità e continuità di prestazioni, meritano di vestire l’azzurro per contribuire a riportare l’Italia al Mondiale. Nel frattempo, Marco Carnesecchi resta un pilastro. Qualcuno gli ricordi che un certo Dino Zoff tra i pali del Napoli ne prese 6 dal Vicenza. Senza dimenticare la manita della stessa Atalanta al Milan di Gigi Donnarumma. E poi c’è Bergamo, con il suo stadio e il suo pubblico, quello che da generazioni “va all’Atalanta” e che ha dato lezione di fede calcistica, mai un istante abbassando l’intensità dei cori, riconoscendo fragorosamente i meriti di un avversario “over the top”. Un esempio di cui resterà traccia negli annali. Con questo patrimonio l’Atalanta di Palladino scenderà in campo nel tempio di San Siro, per fare risultato, e in quello bavarese dell’Allianz, per onorare il calcio. Serve una buona e convinta ripartenza. Tornando a contare su giocatori di peso, la cui assenza ha inciso e non poco in avanti e il cui recupero permetterà valide alternative.
Raffaele Palladino in panchina al New Balance Arena all’inizio della partita con il Bayern Monaco (credits: atalanta.it)





