Carlo Mazzone ultimo interprete del calcio romantico

Eugenio Sorrentino |

Carlo Mazzone, l’ultimo interprete di un calcio romantico, allenatore saggio e ironico, si è congedato a 86 anni raccogliendo l’ultimo applauso collettivo del pubblico degli stadi. Senza riuscire ad assistere al fischio d’inizio del campionato, ha conquistato la scena il giorno stesso dell’annuncio ufficiale di Luciano Spalletti sulla panchina della Nazionale. Sor Carletto in serie A ha guidato 792 volte le sue squadre, da quelle di provincia alla Roma che ha amato fin dalla nascita nel quartiere Testaccio giallorosso da sempre. Ha allenato campionissimi (Totti, Baggio, Guardiola) e giocatori di cuore e sostanza che riflettevano il suo modo di affrontare le partite. Porta il suo nome la nuova tribuna Est dello Stadio Cino e Lillo Del Duca di Ascoli Piceno, dove era stato calciatore e teatro mezzo secolo fa con lui in panchina della scalata dalla C alla A del club marchigiano, il cui presidente Costantino Rozzi lo rivolle dal 1980 al 1984 in ragione di un inossidabile rapporto di stima reciproca che si manifestava, anche contrattualmente, con una stretta di mano. Mazzone ha allenato Fiorentina, Catanzaro, Bologna, Lecce, Pescara, Cagliari, Roma, Napoli, Perugia, Brescia e Livorno. Una delle più belle partite di sempre, la semifinale di Coppa Uefa 98-99, quando il suo Bologna ottenne uno 0-0 stretto nella gara di andata a Marsiglia e sfiorò l’accesso alla finale chiudendo 1-1 il ritorno al Dall’Ara. Epica la sua corsa verso la tifoseria bergamasca quando il Brescia di Baggio rimontò tre gol all’Atalanta. Ma anche Bergamo ha tributato l’omaggio all’uomo onesto e genuino qual è stato Carlo Mazzone. Dal 2019 è entrato con tutti gli onori nella Hall of Fame del calcio italiano, tra coloro i quali sono stati capaci di lasciare un segno indelebile nella storia del nostro calcio.

Carlo Mazzone inserito dal 2019 nella Hall of Fame del calcio italiano (credits: figc.it)

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