Leader e pure stoccatore. Quando serve. Charles De Ketelaere si sta prendendo l’Atalanta con la maturità e la consapevolezza dei 25 anni in arrivo sulla sua carta d’identità. Il talento di Bruges aveva già impattato con continuità ad altissimo livello nel suo primo anno e mezzo con Gasperini, con gol a grappoli, assist e giocate. Poi una flessione, forse fisiologica, da gennaio perdurata fino all’autunno inoltrato, anche con Juric, salvo qualche sprazzo, fino alla rinascita con la guida di Palladino. Che gli ha restituito brillantezza, anche fisica, fiducia e la consapevolezza di essere l’uomo che fa la differenza. Non solo nel referto finale.
De Ketelaere da un mese è puntualmente il migliore in campo anche senza segnare, anche senza dare l’assist decisivo, semplicemente giocando, aprendo spazi, trascinando i compagni. Contro il Torino ha segnato e rischiato l’assist se Krstovic avesse infilato la zampata del 2-0 a inizio ripresa. Terzo gol in campionato per il fiammingo dopo la doppietta contro il Lecce a metà settembre. Tre gol e due assist in 17 presenze, ma le statistiche non rendono quanto stia impattando nel gioco di un’Atalanta che ne ha vinte nove delle ultime dodici con la gestione Palladino.
“Questo mio gol è stato molto pesante, per darci la continuità che dobbiamo avere. Bella vittoria, tre punti pesanti. Stiamo facendo un bel lavoro tutta la squadra corre tanto e anche la difesa sta facendo molto bene. Se continuiamo a fare punti ci avviciniamo alla zona Europa, bisogna vincere queste partite per migliorare la nostra classifica”, ha spiegato a fine gara il gioiello di Bruges. Parlando da leader. In campo e fuori.
Charles De Ketelaere a braccia alzate dopo il gol di testa su calcio d’angolo che ha sbloccato il risultato (Ph: A. Mariani)





