Clark nuova guardia americana al Blu Basket

Simone Fornoni |

Americano, reparto esterni, professione tendenzialmente guardia tiratrice. Specifiche ovviamente richieste da coach Michele Carrea e a cui la Blu Basket Treviglio è abbonata assiduamente, visto che siamo al quarto nome nel volgere di un anno. Jason Clark, in libera uscita dalla Pallacanestro Trieste, approda al PalaFacchetti come erede di LaMarshall Corbett, a sua volta sostituto di Adam Sollazzo che era più un “3”, a sua volta rimpiazzo della prima scelta Giddy Potts dopo le grane invernali all’antidoping. 1 e 88 per 82 chili, simile cioè all’antesignano del ruolo che però aveva una quindicina di lancette della bilancia in più, l’ex giuliano, nativo di Arlington in Virginia, tra i cui giardini di pietra riposa anche l’anima di JFK, ha spento 32 candeline lo scorso 16 gennaio. La caratteristica in comune al resto del roster, fin qui confermato o pescato nel mare magnum del basketmercato, è l’esperienza a prova di carta d’identità.

A parte Maspero, Maini e Lombardi, play del ’98, combo e ala forte del ’93, infatti, tra Giuri e il neo centro Bruttini passando per Cerella e Sacchetti la trentina è una media passata da un (bel) pezzo. Veloce e in grado di portar palla per la soluzione personale o la smazzata, più il pick’n’roll col lungo, Clark è una via di mezzo tra Potts e Corbett con elasticità e primo passo sufficienti a penetrare nelle difese come Mosè nel Mar Rosso fino ad attaccare il ferro, forse l’anello debole della catena progettuale del nuovo corso targato Gruppo Mascio. Stiamo parlando di un giocatore A-level, quindi piovuto dalla categoria superiore, il sogno e la meta dei colori biancoblu della Bassa: “Una pedina fondamentale per il suo valore assoluto, anche caratterialmente, con grande capacità di ambientamento nel gruppo squadra. La maturità accoppiata agli obiettivi societari”, il pensiero del direttore sportivo Euclide Insogna a conferma della tesi in premessa: gli under completeranno l’organico, ma le fila le devono tirare le chiocce dalle mani calde e dalla mente fredda, se possibile con tre lustri di carriera pregressa.
E il buon Jason il curriculum vitae ce l’ha piuttosto ricco. Figlio di un’alma mater famosa come Georgetown University (111 gare in quattro anni), dove di solito si formavano i grandi pivot (Ewing) alla scuola di John Thompson, chiudendo l’ultimo anno con 13,7 punti, 3,9 rimbalzi e 1,7 assist in 32’ di media, poi per lui è sempre stata Europa. Ad Aalst (15 punti in 28 minuti) e Charleroi in Belgio, quindi un 2014-2015 tra Gottinga (Germania), Aalst e Ankara (Turchia) per un biennio oltre il ventello ad allacciata di scarpe. Torna tra i fiamminghi ad Anversa (SuperCoppa 2016 e MVP della lega), nel 2018 è a Francoforte (14,5 punti in 27’ tirando il 43% da tre) disputando l’EuroCup e da un triennio è legato all’Italia: Varese, Torino in A2 a un punto solo dalla promozione nella massima categoria (30’ con 14,6 punti) e dal marzo scorso nella Venezia Giulia a ruota della parentesi bielorusso a Minsk (coppa nazionale e MVP). Tra A e A2, 65 gare con 842 punti (13 a incontro) tirando con il 57% da due, il 37% da tre, l’87% ai liberi, più 3,6 rimbalzi, 1,9 assist e 11,2 di valutazione.

Jason Clark approda al PalaFacchetti come erede di LaMarshall Corbett (credits: ufficio stampa Blu Basket)

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