Eventi

Da Baraldi a Calligaris storie di sport e vita

21 Aprile 2023

Federico Errante

Gianfranco Baraldi e Alfredo Calligaris, due storie di sport e di vita. Un pomeriggio di cui fare tesoro per gli studenti del corso di laurea in Scienze motorie e sportive dell’Università degli studi di Bergamo. L’ateneo infatti ha organizzato il dialogo-testimonianza dal titolo “Vicende e faticose conquiste dello sport italiano nel dopoguerra” facendo salire in cattedra Baraldi, insieme al figlio Paolo, mezzofondista che prese parte ai Giochi olimpici di Melbourne 1956 e Roma 1960 e Calligaris, raccontato dal giornalista Federico Biffignandi che ne aveva racchiuso la storia nel libro “Alfredo Calligaris – Il modellatore di uomini” pubblicato nel 2016. Ad aprire, l’intervento del filosofo Gianluca Bocchi assente per motivi di salute il cui passaggio su Calligaris “uno studioso teorico che esprimeva il meglio delle sue capacità attraverso le relazione con le persone” ha immortalato a dovere tutta la sagacia del compianto medico sportivo nato a Rovigno, ma diventato bergamasco d’adozione con un legame particolare con San Pellegrino Terme. Ad appassionare la platea, Baraldi, 25 anni in consiglio comunale a Bergamo, con un excurus storico e una serie d’aneddoti raccontati con tutta la spontaneità di un campione classe 1935. Come quello con Bud Spencer, alias Carlo Pedersoli: “Alle Olimpiadi di Melbourne nel 1956 avevano organizzato una partita di calcio tra velisti e nuotatori. Carlo mi aveva chiamato perché ne serviva uno nonostante io gli avessi detto che non ero un gran giocatore. Si era su un campo che aveva ospitato i russi, sono andato a recuperare un pallone, mi sono risvegliato oltre cinque ore dopo mentre il prete mi stava dando l’estrema unzione. Avevo preso in pieno un filo di ferro. Chiesi a Carlo in dialetto cosa ci facesse lui lì, mi rispose in napoletano che se non mi avesse trasportato sulle sue spalle sarei morto”. Le doti però erano già palesi da ragazzino quando si allenava alla Fara e scommetteva con i coetanei in bicicletta di riuscire a batterli: “Non sono mai stato superato. Vincevo 6 lire che portavo direttamente in “Marianna” in modo tale d’avere credito per mangiare il gelato. Per una lira ne potevo avere due”. Battuto sui 1500 il record del primatista Beccali che resisteva da 25 anni, la rassegna a cinque cerchi di Melbourne è rimasta indelebile non solo per il mitico Bud: “Sono arrivato quarto nella semifinale degli 800 metri in cui si qualificavano i primi tre. Peccato che uno di questi poi abbia rinunciato alla finale. In ogni caso lì ho fatto la mia ultima puntura: non so neppure che sapore abbia un’Aspirina. Il rientro? Un mese dopo. Avevo saputo che un industriale inglese avrebbe offerto 1 milione e 680 mila lire a chi gli avrebbe ceduto il suo posto sull’aereo. Io avevo conosciuto un’avvenente giornalista canadese che parlava inglese molto meglio di me. Poi ho passato un po’ di tempo in Canada. Al rientro mio papà era arrabbiatissimo, su consiglio di mio fratello Giancarlo gli lasciai le 500 mila lire che mi erano avanzate…”. 

Testimone poi passato nelle mani di Biffignandi che ha raccontato il “suo” prof. Alfredo Calligaris – scomparso lo scorso anno – incontrato per la prima volta per lavoro sapendo “colpevolmente” ben poco della grandezza del personaggio: “Si presentava in tuta perché è sempre stato un atleta che si teneva in forma anche con lunghe camminate in città. In casa, invece, ripeteva sette piani di scale almeno due volte al giorno. Era di almeno mezzo secolo davanti a tutti”. Gianni Brera lo aveva ribattezzato “il modellatore di uomini” proprio per la sua capacità di personalizzare l’allenamento a seconda dell’atleta con cui aveva a che fare: “Ne osservava il percorso, libero da schemi. Ai tempi della Grande Inter aveva messo subito a stecchetto i giocatori. Un rapporto privilegiato lo aveva con Luisito Suarez, fuoriclasse spagnolo che spesso nelle stanze d’albergo conservava segretamente una valigetta con dentro salame e formaggio poiché lui era alla costante ricerca della libertà. Gimondi? La sua salute era precaria cosi gli faceva immergere i piedi in acqua gelata prima d’ogni allenamento per la produzione naturale d’anticorpi mentre nel periodo più freddo lo faceva pedalare sotto la doccia bollente. Ha seguito anche i campioni della “Valanga azzurra” di sci con Fausto Radici visivamente menomato. Calligaris talvolta faceva allenare i compagni con un occhio bendato proprio per far sviluppare le doti”.

All’incontro, coordinato da Antonio Borgogni e Nicola Lovecchio, sono intervenuti anche Attilio Belloli (Governatore Panathlon Lombardia Area 2) e Amedeo Merighi (Consigliere regionale FIDAL).

Gianfranco Baraldi, classe 1935, ha partecipato alle Olimpiadi del 1956 e 1960 (credits: atleticariccardi.it)