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Calcio 27 Gennaio 2026di Fabrizio Carcano

Daniel Maldini dal nerazzurro al biancoceleste

Dal nerazzurro al biancoceleste. Daniel Maldini sta iniziando la sua nuova avventura alla Lazio, nuova tappa di una carriera che fatica a decollare dopo l’exploit illusorio a Monza, con sei gol segnati nell’anno solare 2024, metà del bottino realizzativo della sua carriera da professionista, ferma a 13 gol in serie A. Pochi per un attaccante del suo talento, che ha avuto l’opportunità di giocare per sette ani consecutivi nel massimo campionato.

Un anno fa in questi giorni l’Atalanta investiva 14 milioni sull’allora 23enne figlio d’arte, esploso nei mesi precedenti, con l’apice nella gara da titolare giocata in azzurro al Meazza di Milano, lo stadio delle imprese della dinastia dei Maldini rossoneri e azzurri, contro la Francia in Nation League. Da allora un crollo verticale: un altro gol a Monza, poi a Bergamo il nulla, il buio interrotto dai tre lampi di maggio contro Genoa e Parma, tre gol a raffica ma in due partite di fine stagione quando la classifica era blindata e i ritmi calati. Troppo poco. Deludenti i suoi numeri spalmati su tre diverse gestioni tecniche, prima Gasperini, poi Juric e infine Palladino.

Appena 282 minuti con Gasp, pur senza la concorrenza di Scamacca (infortunatosi nel giorno in cui Maldini firmava, era il primo febbraio) che gli aveva permesso di scalare a quarta punta, appena 181 minuti con Juric, che eppure lo ha fatto giocare titolare le prime due di campionato e al debutto in Champions a Parigi, appena 81 minuti con Palladino, di questi 57 prima di Natale nella gara a Genova, dove peraltro ha lasciato il suo vero unico segno, con la giocata che ha portato all’espulsione del portiere ligure Leali che lo ha travolto fuori area.

Arrivato per sostituire Zaniolo (tre gol anche lui, ma in cinque mesi) l’attaccante milanese ex Milan e Monza non ha impattato con 22 presenze ma appena 544 minuti, di fatto l’equivalente di sei partite. Ora con l’innesto di Raspadori sarebbe stato il settimo attaccante per tre posti, senza contare i tre trequartisti. Per lui valeva lo stesso discorso fatto per l’ex compagno di giovanili rossonere, Marco Brescianini: restare a Bergamo avrebbe significato perdere altri sei mesi. E forse anche il sogno azzurro: in una Lazio così carente a livello offensivo Maldini giocherà tanto. Dipenderà da lui giocare anche bene. Se riuscisse, con il talento tecnico che ha, con la sua buona struttura fisica, potrebbe riacciuffare il treno azzurro, magari in tempo per volare ai Mondiali americani.

L’Atalanta dal canto suo ha fatto tornare i conti perfettamente, come al solito: preso per 14 milioni, provato per un anno, e ceduto con una formula che porterà nelle casse nerazzurre 15 milioni al verificarsi delle condizioni per il riscatto obbligatorio da parte della Lazio. Economicamente tutto torna. Resta il rammarico per un talento che a Bergamo non è riuscito a esprimersi in un ruolo delicato dove anche altri giocatori, si pensi al quotato Boga o allo stesso Miranchuk (nei primi due anni), non hanno ingranato.

Daniel Maldini lascia l’Atalanta dopo 19 presenze e tre reti in serie A (Ph: A. Mariani)