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Calcio 22 Marzo 2026di Fabrizio Carcano

È festa per Marten de Roon nella famiglia Atalanta

Felice per i tre punti, commosso per l’omaggio dei compagni, dello staff e dei tifosi prima e dopo la partita. Marten De Roon, dopo la solita gara da gladiatore durante i novanta minuti, ha poi fatto festa per il suo record di 436 presenze in maglia nerazzurra, facendo un lungo giro di campo insieme alle tre figlie, dopo aver ricevuto il tributo dei compagni e dello staff schierati in due ali a corridoio per rendergli onore.

È stato un momento pieno di emozioni, anche prima della partita, già dal primo minuto entrando in campo quando ho visto la coreografia della Sud. Poi ovviamente ho pensato solo alla partita perché contava solo vincere”, ha spiegato in conferenza stampa il capitano nerazzurro, che tra una settimana compie 35 anni. Riavvolgendo il nastro dei ricordi, ripartendo da quella sua prima volta in nerazzurro, in un gara casalinga contro il Cittadella in Coppa Italia.

È stato veramente un percorso straordinario in questi anni, con tanti alti. Oggi è stato un giorno bello e emozionante per me. Alla fine i ragazzi, il pubblico, la mia famiglia, tutti… è stato fantastico per me. E’ difficile trovare le parole giuste. Ma voglio dire che questa non è la fine: sto ancora bene anche se l’età va avanti, mi sento in grande forma e voglio continuare fino a quando potrò essere protagonista in questa squadra”.

Una carriera dedicata all’Atalanta, che si chiuderà a Bergamo, tra due o tre anni, su questo San Martino è stato sempre chiaro. “Sono contento che in questi anni la gente di Bergamo abbia apprezzato quello che ho fatto e quello che sono come persona. Quando un papà mi dice ‘mio figlio vuole diventare come te’ o me lo dice un bambino e’ qualcosa di emozionante, una grande soddisfazione per me. Se riesci a trasmette qualcosa alla gente e ai giovani, ai ragazzini, e’ molto bello: questo mi rende davvero felice e orgoglioso”.

Inevitabile una classifica delle serate più belle in nerazzurro, dopo quella scontata della finale di Dublino, dove De Roon peraltro sollevò il trofeo in borghese per un infortunio muscolare subito la settimana precedente. “Difficile scegliere una sola partita da ricordare a parte la finale di Dublino, ma dico la vittoria in cui abbiamo conquistato la nostra prima qualificazione in Champions nel 2019 e sei mesi dopo la vittoria in Ucraina sul campo dello Shakthar quando abbiamo superato il turno e poi quella a Milano contro il Valencia con tutto quel pubblico. Ma forse su tutte dico la vittoria 3-0 a Liverpool, alla fine siamo tornati negli spogliatoi, ci siamo guardati e ci siamo detti ‘ma cosa abbiamo combinato?’. Bellissimo”.

Chiosa sull’Atalanta, diventata la sua seconda famiglia. “Questa società è ancora relativamente piccola come struttura, ci conosciamo tutti, così i nuovi vengono accolti facilmente come fossimo una famiglia. È successo anche a me tanti anni fa con Bellini, Migliaccio, Cigarini, che mi hanno aiutato a inserirmi e a non farmi sentire la pressione ed è quello che facciamo anche noi oggi con quelli più giovani, come Bernasconi o Ahanor. Oggi avevo chiesto a Bellini di venire a fare il giro di campo con me: è stato il mio capitano, lui è veramente una bandiera dell’Atalanta”.

Marten de Roon, dopo avere posato con il presidente Antonio Percassi e Gianpaolo Bellini con la maglia numero 436, ha festeggiato con il pubblico della curva nord (Ph: A. Mariani)