Una settimana per mettere nel mirino Suzuka e il Gran Premio del Giappone, provando a dimenticare il disastro di Shanghai, gli 0 punti raccolti dalla Ferrari in una domenica che ha di fatto cancellato la storica vittoria di Lewis Hamilton nella Sprint Race del sabato, ma soprattutto l’esigenza di mettersi alle spalle polemiche, critiche e anche sfottò, tutti collezionati in massa dopo la doppia squalifica della Cina.
Qual è però il peso anche storico di quanto avvenuto a Shanghai? Il Gran Premio di Cina 2025 rappresenta il primo appuntamento iridato della storia della Formula 1 in cui entrambe le Ferrari hanno subito una squalifica per non aver rispettato il regolamento tecnico. Casi simili per altre scuderie non sono mancati in passato: ultime in ordine di tempo le Renault di Hulkenberg e Ricciardo a Suzuka 2019, decisamente più famoso l’episodio con protagoniste le BAR Honda di Button e Sato a Imola 2005. Ma emblematico resta il caso della Tyrrell, che addirittura fu estromessa dall’intero campionato 1984 proprio per essere risultata sistematicamente sottopeso. Casistiche che a Maranello si spera di non emulare e, anzi, non vivere mai più.
Il vero problema era nato dal sospetto che a ballare sullo stretto confine del regolamento fosse parte del progetto stesso della SF-25, un’ipotesi che per fortuna sembra nel frattempo scongiurata. Del resto, quando in Formula 1 l’intero concetto di una macchina o di qualche sua componente strizza l’occhio all’illegalità, le conseguenze sono quasi sempre devastanti. Casi noti sono la Brabham 1983, la Renault 2006 e la Brawn 2009: tutte scuderie in grado di condurre un proprio pilota al titolo nell’anno in corso, e che nella stagione successiva fecero importanti passi indietro (la Brawn con la nuova denominazione di Mercedes, che solo nel 2014 divenne dominante). Ma anche in Ferrari ne sanno qualcosa: le polemiche sul motore del 2019 portarono a un accordo con la federazione da cui scaturì un 2020 in cui le Rosse si rivelarono la sesta forza in pista su appena dieci scuderie iscritte al campionato.
Proprio per questo motivo è fondamentale quanto scoperto in Ferrari nel corso di questa lunga settimana di riflessione. La SF-25 si è sin da subito rivelata come una vettura molto bassa, esposta quindi a un consumo piuttosto massiccio del fondo. Una caratteristica tecnica che, come si è visto a Shanghai, può avere come conseguenza l’abbassamento del peso totale al di sotto del limite minimo imposto dalla FIA. Nel mirino è poi finita la sospensione anteriore pull-rod, che ha lo scopo di migliorare aerodinamica della monoposto e gestione ottimale dei flussi dell’aria, e soprattutto il retrotreno, da molto addetti ai lavori definito rivoluzionario. Ma che, al momento, rende la monoposto poco stabile e “troppo flessibile”. Ribaltare questi concetti a stagione in corso poteva voler dire buttare alle ortiche il campionato.
A Maranello però sono stati giorni di lavoro incessante, con la missione di sciogliere i nodi nel minor tempo possibile. E così già a Suzuka potrebbe debuttare un nuovo fondo, mentre nel successivo Gran Premio del Bahrain sono previsti interventi per stabilizzare proprio il retrotreno della discordia. Intanto bisogna anche placare gli animi, dopo che l’entusiasmo prestagionale si è trasformato in rabbia e scoramento con i risultati delle due prime gare. Lo stesso Frederic Vasseur, per la prima volta dal suo arrivo in Ferrari come Team Principal, ha parlato con «L’Équipe» dando la sensazione di avere i nervi a fior di pelle. E anche i piloti Hamilton e Leclerc non sono esattamente il ritratto della serenità. Ma il lavoro da fare, seppure tanto, sembra chiaro e i margini di crescita sono evidenti. Non resta che andare nella giusta direzione evitando ulteriori distrazioni, errori e polemiche. Anche perché chiamarsi fuori dalla lotta iridata già a inizio aprile sarebbe un disastro sotto tutti i possibili punti di vista.
Un pit stop ai box Ferrari a Shanghai (credits: Scuderia Ferrari)