Flavio Giupponi nella famiglia del Panathlon

Eugenio Sorrentino |

Il ciclismo regala pagine epiche, coronate da grandi vittorie, alcune restano tali anche se meno fortunate ma ugualmente degne di essere ricordate. Chi ne è protagonista senza finire nell’albo d’oro riesce a distinguersi per la pulizia della sua corsa e per un atteggiamento da fair play puro. E’ per questo che il Panathlon Club “Mario Mangiarotti” di Bergamo ha deciso di annoverare nella sua famiglia Flavio Giupponi, classe 1964, che nella seconda metà degli anni ‘80 mostrò il meglio di sé sfiorando la vittoria al Giro d’Italia. Maglia bianca di miglior giovane e quarto nella classifica finale nella corsa rosa del 1986, a sostegno del suo capitano Beppe Saronni che però lasciò la vittoria a Roberto Visentini, Flavio Giupponi emerse prepotentemente negli anni successivi. Volto pulito e fisico asciutto, affrontava con agilità e naturalezza le asperità. Nel 1987, con la maglia della Del Tongo Colnago, gli toccò lavorare per il trio formato da Saronni, GB Baronchelli e Contini, ma finì per essere il migliore degli italiani, quinto, a 7’42” dal vincitore Roche.

Nell’88 Flavio Giupponi fu a fianco di Franco Chioccioli, che perse la maglia rosa nella tappa del Passo Gavia. Gli arrivò davanti e lo scavalcò in classifica generale piazzandosi al quarto posto finale a 6’56” da Hampsten.

Il meglio doveva arrivare al Giro d’Italia 1989, con i colori della Malvor-Sidi. Vinse la quattordicesima tappa da Misurina a Corvara in Badia, staccando Laurent Fignon che soffrì il freddo riuscendo a difendere la maglia rosa.  Flavio Giupponi era in formissima e avrebbe fatto certamente sua la frazione Trento-Santa Caterina di Valfurva, che però annullata per le condizioni meteo, favorendo il francese.

Nell’ultima cronometro, con arrivo a Firenze, Giupponi fece meglio dello specialista Fignon rosicchiando 16 secondi ma dovette accontentarsi del secondo gradino del podio a 1’15” dal francese. Una curiosità: Giupponi non ha mai indossato la maglia rosa. Poteva accadere nel prologo con la cronometro a squadre quando era con la Del Tongo Colnago, ma sul traguardo gli passò davanti Contini. E così Flavio Giupponi ha vinto meno di quanto avrebbe potuto e meritato. Un bravo ragazzo, niente colpi di testa – si diceva di lui. E’ rimasto così. Con la dignità e la correttezza che lo contraddistingue. Lasciato il mondo delle corse, ha affrontato la difficile esperienza imprenditoriale alla Brescialat impegnandosi a ripianare i debiti, per poi dedicarsi al settore degli strumenti medicali per dentisti. Dal ‘97 al 2012 nell’area manager alla Zimmer Biomet, dopo essere stato direttore commerciale Italia per la MegaGen Implant, da maggio 2019 è direttore vendite e sviluppo commerciale per la iRES Group a Lugano. 

Il suo ingresso nel Panathlon Club “Mario Mangiarotti”, salutato dal presidente Gianluigi Stanga e dai vice Baldassarre Agnelli e Giuseppe Pezzoli, è avvenuto nel corso di una serata condivisa con il Panathlon Club Valdarno Superiore, presieduto da Siro Pasquini, alla presenza di Leno Chisci, Vice Presidente Vicario del Panathlon International – Distretto Italia, e Attilio Belloli, governatore Panathlon Area 2 Lombardia.

Nella foto, da destra, Gianluigi Stanga, Flavio Giupponi, Baldassarre Agnelli e Giuseppe Pezzoli (credits: Pernice Editori)

Condividi l'articolo

Condividi su facebook
Condividi su linkedin
Condividi su twitter

i nostri articoli

L’emozione di assistere al trionfo di Liverpool

Fabio Gennari |
12 Aprile 2024
Unbelievable, incredibile. Quando Mario Pasalic ha segnato il gol dello 0-3, ho abbracciato Giacomino (Maier, veterano dei giornalisti sportivi, nd...

TIME|OUT sport festival a tu per tu con i campioni

Giulia Piazzalunga |
8 Aprile 2024
Dieci giorni con una serie di campioni dello sport che hanno lasciato il segno nelle rispettive discipline, rivelandosi esempi di vita. Atleti che ...

Matteo Berrettini, The Hammer sta tornando

Redazione |
6 Aprile 2024
Federico II Gonzaga, Duca di Mantova e Marchese del Monferrato, aveva scelto il ramarro come simbolo di resilienza. A suo tempo, si pensava che que...