Al Panathlon Club Mario Mangiarotti Bergamo, nella sede di SAPS Agnelli, è andata in scena una serata cha ha visto protagonisti Alessandra Fumagalli, atleta di skeleton del Centro Sportivo Esercito, e Giuseppe Romele, atleta di sci nordico paralimpico delle Fiamme Azzurre, entrambi reduci dall’esperienza di Milano Cortina 2026. Un dialogo che è andato oltre il semplice racconto sportivo, permettendo a soci panathleti e ospiti di conoscere da vicino non soltanto due atleti di altissimo livello, ma i loro due percorsi di vita partendo rispettive origini sportive, molto diverse rispetto alle discipline che li hanno poi portati fino ai Giochi. Fumagalli ha ripercorso il suo cammino spiegando di essere nata sportivamente nella ginnastica artistica, accanto alla madre allenatrice, per poi passare al salto con l’asta, un approdo quasi naturale per caratteristiche tecniche e fisiche, fino alla scoperta dello skeleton: “nel 2019 ho fatto dei test e mi hanno portato sul ghiaccio. Dalla prima discesa mi sono innamorata, è una disciplina che sembra incontrollabile ma quando capisci che puoi governarla inizia un viaggio incredibile”. Altrettanto affascinante il percorso di Romele, che prima di diventare uno dei volti più noti dello sci nordico paralimpico ha attraversato diverse esperienze: dal nuoto, praticato dal 2006 al 2016 e capace di regalargli risultati importanti a livello internazionale, fino alla delusione per la mancata convocazione a Rio 2016, per poi rimettersi in gioco con l’atletica in carrozzina e infine con lo sci. E proprio lì, fin dai primi allenamenti, i tecnici capirono che c’era qualcosa di speciale: lui stesso ha ricordato come, già al primo giorno sullo slittino, fosse riuscito a percorrere 25 chilometri, dando così inizio a un’avventura che lo ha portato fino al bronzo di Pechino 2022, al titolo mondiale e a una continua crescita anche in altre discipline, compreso il triathlon paralimpico.
Il dialogo si è poi spostato oltre la dimensione agonistica, entrando nella sfera personale e nelle passioni coltivate lontano dalle gare. Fumagalli ha raccontato il suo percorso universitario al Politecnico di Milano, dove si è laureata in Design della Comunicazione: “sono sempre stata innamorata dell’arte e dell’architettura, poi è arrivata l’opportunità dello skeleton. Non è stato facile conciliare tutto, ma grazie al progetto Dual Career sono riuscita a laurearmi”. L’ingresso nel Centro Sportivo Esercito le ha poi dato stabilità e le ha aperto definitivamente la strada verso i Giochi. Romele, invece, ha mostrato un lato molto personale parlando del suo amore per i motori, una passione nata da bambino e rimasta sempre fortissima: “sono innamorato delle moto e dei motori, tutto ciò che fa rumore e va mi fa impazzire”. Ha raccontato di aver smontato e rimontato motorini, di aver studiato da meccanico d’auto e di aver lavorato anche in un’officina di auto da corsa. Un passaggio che si è legato perfettamente a una riflessione più ampia sul carattere e sulla mentalità dell’atleta: per Romele, infatti, la chiave è avere sempre un obiettivo chiaro in testa, qualcosa verso cui muoversi, nello sport come nella vita e nel lavoro.
Inevitabile, nel cuore della serata, il focus sull’esperienza di Milano Cortina 2026 e sul significato di vivere un’Olimpiade e una Paralimpiade in casa, indossando i colori dell’Italia. Fumagalli ha trasmesso tutta la forza emotiva di un traguardo sognato e costruito giorno dopo giorno, ricordando che nello skeleton tutto si concentra in pochi minuti di gara, ma dentro quei minuti ci sono anni di lavoro, sacrificio e attesa: “Sono quattro minuti di gara che racchiudono quattro anni di lavoro, ma l’emozione più grande è stata entrare nel Villaggio e poi la Cerimonia; sentire tutta l’Italia che ti acclama è qualcosa di incredibile”. Anche Romele, arrivato alla sua terza Paralimpiade, ha ribadito l’unicità di una manifestazione vissuta in Italia, soffermandosi sul clima del Villaggio, sull’atmosfera condivisa con gli altri atleti, perfino sulla gioia di ritrovare i sapori di casa. Con il suo stile diretto e coinvolgente ha raccontato anche i momenti più leggeri, ma ha sottolineato soprattutto come sia soltanto entrando nella Cerimonia d’apertura che si comprende davvero il valore dell’evento: è in quell’istante, quando si sfila e si sente il tifo, che si realizza di essere lì a rappresentare il proprio Paese, in quello che resta l’appuntamento più importante della carriera di un atleta.
Un altro dei temi centrali affrontati durante la serata è stato quello della resilienza, parola spesso usata nello sport ma che, nei racconti dei due ospiti, ha assunto un significato concreto. Fumagalli ha spiegato che l’ultimo anno è stato il più difficile della sua carriera, ma anche quello da cui ha imparato di più: “ero vicina a mollare, poi ho capito che dovevo lavorare sulla testa. Non tutti possono vincere una medaglia, ma tutti possono essere fieri di quello che fanno”. Romele, dal canto suo, ha parlato della necessità di essere “campioni di sé stessi”, cioè capaci di esprimere pienamente ciò che si è. Ha ricordato l’enorme mole di lavoro svolta nella preparazione verso Milano Cortina, quei 6.000 chilometri di spinta fatti per arrivare pronto all’appuntamento, ma anche quanto sia decisiva la serenità. Secondo lui, infatti, il risultato può arrivare oppure no, ma senza tranquillità mentale diventa tutto più difficile. Il vero equilibrio dell’atleta nasce dalla capacità di allenarsi, sacrificarsi, e poi presentarsi in gara con lucidità, senza lasciare spazio alle pressioni negative.
In chiusura, lo sguardo si è naturalmente rivolto al futuro. Fumagalli ha spiegato che dopo l’intensità vissuta a Milano Cortina il primo bisogno sarà quello di staccare un attimo e ricaricare le energie, ma con la consapevolezza che il lavoro ripartirà presto e con un nuovo orizzonte ben definito: le Olimpiadi Alpi Francesi 2030. Nel mezzo ci saranno Mondiali, Coppe del Mondo e un percorso che ora sente di affrontare con una prospettiva diversa, più matura, arricchita dall’esperienza di questi Giochi e dalla convinzione di poter arrivare ancora più pronta al prossimo grande appuntamento. Romele, invece, ha fatto capire con decisione che i nuovi obiettivi sono già ben presenti, a partire da Los Angeles 2028, con l’idea di continuare a mettersi alla prova e di valutare come orientare il proprio cammino tra sci e triathlon paralimpici.
La serata promossa dal Panathlon Club Mario Mangiarotti Bergamo ha raccontato molto più di due carriere sportive: ha mostrato cosa significhi costruire un sogno attraverso cambi di rotta, sacrifici, delusioni, passioni e rinascite, ricordando a tutti i presenti che il valore dello sport non sta soltanto nei risultati, ma nella forza delle storie che è capace di generare.
In chiusura, un approfondimento a cura del socio panathleta Ettore Cuni, che ha spiegato come nelle gare paralimpiche entrino in gioco determinati coefficienti che tengono conto delle diverse tipologie di disabilità consentendo di uniformare il livello di difficoltà degli atleti e stabilire di conseguenza il risultato. Un capitolo che merita di essere conosciuto e divulgato per meglio apprezzare i criteri con cui si svolgono le gare delle discipline paralimpiche.
















Giuseppe Romele e Alessandra Fumagalli ricevono il gagliardetto del Panathlon Bergamo dal past president Giuseppe Pezzoli e dal vicepresidente Baldassarre Agnelli (credits: Pernice Editori)





