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Milano, Politecnico winter sport
Eventi 3 Febbraio 2026di Marco Enzo Venturini

Galleria del vento, il laboratorio degli sport invernali

Lo sport è in continua evoluzione, e lo è anche per le discipline invernali. Queste ultime, peraltro, sono cambiate radicalmente nel corso dei decenni non solo per le tecniche adottate dagli atleti, ma anche e forse soprattutto per materiali, supporti, indumenti e tecnologie utilizzati per competere ai massimi livelli. Un aspetto in particolare rischia però di passare in secondo piano nel panorama di chi non si occupa professionalmente di questi argomenti. Un aspetto affrontato dal professor Claudio Somaschini durante il convegno «Winter Sports Tech», tenutosi al Politecnico di Milano e incentrato sull’innovazione tecnologica, la ricerca scientifica, il design applicati agli sport invernali, moderato dall’ing. Stefano Maldifassi, co-founder di HPM (High Performance Method). Docente di meccanica al Polimi, Somaschini ha preso al panel intitolato «Aerodinamica, materiali intelligenti e attrezzature del futuro», esponendo il lavoro da svolgere in laboratorio, al fianco degli atleti e non, per migliorare prestazioni e sicurezza grazie all’utilizzo della Galleria del Vento. Uno strumento che presenta tante possibilità, ma anche sfide e talvolta scogli che la maggior parte degli appassionati ignorano.
Somaschini lavora con una galleria a circuito chiuso, ed è necessario che le dimensioni siano le maggiori possibili. Più grande è, infatti, più è facile riprodurre l’ambiente circostante da un lato e permettere all’atleta di compiere movimenti fluidi dall’altro. Ecco perché la sezione a bassa turbolenza raggiunge i 4x4x6 metri: per ottenere misurazioni accurate, le camere devono essere spaziose. Qui l’atleta si pone su un tavolo, sotto di lui c’è una bilancia e davanti a lui un monitor. Quest’ultimo serve per verificare che cosa succede quando cambia posizioni o movimenti. Da qui parte quindi lo studio su materiali e posizioni, per migliorare l’aerodinamica. E, a seconda della disciplina, le variabili sono numerosissime.
Si pensi allo Snowboard, nato con tute molto larghe: qui l’equilibrio da raggiungere è molto interessante, visto che gli indumenti tecnici non sono di per sé aerodinamici. Nello Sci alpino, invece, la cosiddetta «posizione a uovo» dell’atleta è mantenuta solo per pochi secondi, bisogna quindi integrare altre posizioni durante la gara. Discorso ancora diverso per lo slittino, in cui la priorità (ancora prima di vincere) è quella di non farsi male. Fare esperimenti in pista è quindi estremamente pericoloso, ma in Galleria del Vento, ambiente molto più controllato, l’aspetto del rischio viene a mancare e ci si può concentrare sui dettagli. Nel Pattinaggio di velocità ha grande rilievo l’aspetto della configurazione e posizionamento degli atleti, che si possono toccare e spingere. Bisogna capire come e dove farlo, ma anche affrontare il tema della scia, a cui si lega l’aspetto psicologico del migliore assetto da mantenere. Nel Salto, infine, contano l’accelerazione e la fase di volo: questa dura però appena 2 secondi e avviene in una posizione non allenabile. Anche qui l’obiettivo è cadere in piedi senza farsi male.
«Noi lavoriamo con tante discipline, con gli sport invernali ma anche in altri estivi in cui la velocità conta, come il ciclismo – ha dichiarato il professor Somaschini a Zonamista Magazine -. Stringiamo collaborazioni con gli atleti, con le società, con le federazioni, ma anche con tutti i fornitori con cui lavoriamo. Questi ultimi spaziano dai tessuti ai caschi, ai guanti. Chiaramente ognuno di loro è più interessato a un diverso aspetto del nostro lavoro in Galleria del Vento. Spesso facciamo attività di ricerca di base per fare una prima cernita sui materiali più adatti da utilizzare, poi lo studio si sposta su manichini o modelli in scala. Questo ci permette di capire in quale direzione sia meglio andare. Ma la validazione finale viene sempre fatta con gli atleti, perché è solo l’atleta colui che prova il mezzo, la posizione, e deve avere le giuste sensazioni e la fiducia necessaria per competere al meglio. Quindi è con il singolo atleta che poi si decide quale sia il materiale migliore. L’aspetto più complicato è che spesso con gli stessi materiali non si raggiungono le stesse performance su atleti diversi. Le esigenze possono cambiare per diversi fattori, dall’altezza e il peso fino alla posizione diversa che si assume in gara. Sono tutti diversi, e ognuno di loro richiede il suo pacchetto di ottimizzazione personalizzato. E questo è il lavoro che dobbiamo fare con gli sportivi di prima fascia, inclusi coloro che prendono parte alle Olimpiadi come sarà a Milano Cortina 2026. Alla fine, i vantaggi possono anche essere minimali, ma a livelli così alti questo può rappresentare la differenza tra un’ottima prestazione e una prestazione da medaglia».

Il prof. Claudio Somaschini nel corso del suo intervento a Winter Sports Tech tenutosi al Politecnico di Milano ((photocredits: Agenzia Fotogramma/Polimi)