Gasp e il nodo attaccanti 

Eugenio Sorrentino |

L’esito del confronto tra Atalanta e Milan ha lasciato certamente l’amaro in bocca ai rossoneri e a Stefano Pioli, al quale non piace il bicchiere mezzo pieno, avendo sperato di vedere in campo un squadra che fungesse da rullo compressore. La squadra di Gasperini glielo ha semplicemente impedito, chiudendo e aggredendo la linea mediana e facendo argine ai tentativi ad accentrarsi di Theo Hernadenz, cosa che gli è semiriuscita una sola volta, finendo ben contrato. Che l’Atalanta abbia bene interpretato la partita è fuor di dubbio. Come pure che l’atteggiamento è stato quello consapevole di dovere interpretare la partita in modo diverso dal solito con l’obiettivo di tirare fuori il meglio. Si è visto quanto pesi la panchina lunga del Milan. Quella dell’Atalanta è tuttora manchevole, a ripetuto dire di Gasperini, di panzer di ricambio, schegge offensive prolifiche, in grado di andare a segno come si addice al calcio che piace all’allenatore. Non a caso, l’Atalanta è stata una macchina da gol per lunghe stagioni. Trovando nel Muriel migliore un esecutore d’opera impareggiabile nell’ andare a segno partendo dalla panchina. Gasperini è oltremodo bravo a inventare chiavi tattiche chiedendo ai suoi giocatori di immedesimarsi nella parte, adeguando le proprie caratteristiche tecniche al ruolo di cui si abbisogna. Lo hanno fatto nel passato recente Pessina, Pasalic e lo stesso Malinovskyi. Gasperini che reclama giocatori che per natura attaccano la porta non deve sorprendere. Ha fatto capire che sacrifici e ripiegamenti non possono essere la norma, altrimenti i risultati sono quelli visti nella stagione scorsa, pure conclusa con il record di vittorie esterne. Peraltro, mancare l’obiettivo della Europa o Conference League ha significato, in fase di mercato, minore appeal per i giocatori potenzialmente candidati a reinterpretare i ruoli che sono stati di Gomez e Ilicic da doppia cifra o a rappresentare una alternativa a un titolare di peso, in tutti i sensi, come Zapata. Paradossalmente, se l’Atalanta avesse colpito una seconda volta, prima che il Milan pervenisse al pareggio, si sarebbe prospettata la convinzione che questa squadra, benché incompleta, tutto può. Invece, deve ritrovare la propensione offensiva alimentata dalla maggiore forza d’urto, utile non solo a finalizzare ma anche ad aprire gli spazi per mandare in gol il maggiore numero possibile di giocatori, difensori compresi, come già avvenuto. Senza dimenticare che l’arrivo di freschi e talentuosi uomini d’attacco non potrebbero cambiare di una virgola la ricerca degli obiettivi, frutto solo della crescita in termini di qualità e del conseguimento dei risultati che determinano la quantità dei punti.

L’uscita dal campo di Gasperini, al termine di Atalanta-Milan, salutata dall’ovazione dei tifosi (Ph. A. Mariani)

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