Gasperini dall’ipotesi Nazionale ai 500 punti con la Dea

Eugenio Sorrentino |

Gian Piero Gasperini in Nazionale. Quanti lo avrebbero voluto a Coverciano prima che venisse scelto Ventura? In effetti, le voci erano circolate e gli estimatori s’erano espressi positivamente. La conferma di un contatto è arrivata dallo stesso Gasperini, nel corso di una intervista rilasciata a Radio Serie A, ammettendo di essere stato vicino alla Nazionale. Contattato da Marcello Lippi, che, va ricordato, ha allenato l’Atalanta nella stagione 1992-93 prima di vincere tutto con la Juventus e guidare gli azzurri alla conquista del titolo mondiale nel 2006. Non se ne fece niente e sulla panchina approdò Ventura, con l’epilogo che sappiamo. Ma al centro della sua carriera di allenatore che la sua storia con la Dea. “Quella con l’Atalanta è meravigliosa e spero che duri ancora a lungo: mi auguravo che durasse così tanto, considerando i grandi risultati. 500 punti sono tanti in una società che in 116 anni raramente aveva superato i 50 punti”. Gasperini ha ricordato che appena arrivato nel 2016 c’erano molti giovani che non giocavano: Caldara, Gagliardini, Bastoni, Kessié. Poi è accaduto che Toloi e De Roon siano diventati due bandiere. “Il momento più alto? Con il PSG, quando eravamo a due minuti dalla semifinale di Champions”. Poi un pensiero a Ilicic e Gomez: “Josip si è ammalato di depressione, manifestando i primi sintomi, fino a isolarsi completamente isolato. Noi gli siamo sempre stati vicini. Prima della gara contro il PSG sono andato a trovarlo nella clinica aveva perso 12 chili l’avevo addirittura sollevato come un manichino. Quanto al Papu, dispiace per quanto gli è successo con il caso doping, perché bisogna stare sempre attenti potendo capitare assunzioni in maniera involontaria. Peccato sia andato via da Bergamo senza salutare, non per colpa sua, spero possa riaccadere salutando tutti i tifosi”. Amareggiato da chi lo ha accusato di essere un didattore, Gasperini lo considera l’effetto piuttosto mediatico di cose raccontare in maniera inesatta, dai social alla tv, richiamando l’onestà intellettuale. Fin qui il capitolo calcio. Sullo sfondo il rapporto con la città, di cui è cittadino onorario, dove si vive di cose semplici, importanti e mai banali. E infine il richiamo al senso di appartenenza, per sentirsi a casa. “Una città dove vorresti vivere”.

Gian Piero Gasperini per l’ottava stagione consecutiva sulla panchina dell’Atalanta (Ph: A. Mariani)

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