Gasperini logora chi non ce l’ha

Eugenio Sorrentino |

“Gasperini logora chi non ce l’ha”. Il goliardico striscione, apparso prim’ancora che l’Atalanta conquistasse l’Europa League, è una sintesi fedele dell’alchimia creatasi tra il tecnico di Grugliasco e la società bergamasca. Gasperini chiese e ottenne fiducia agli inizi della sua esperienza a Bergamo e, dopo una partenza altalenante, inanellò una convincente progressione che, al netto della larga sconfitta (1-7) a San Siro con l’Inter, permise di chiudere la stagione 2016-17 al quarto posto e approdare alla Europa League, in ragione di un ranking che premiava le prime tre ai fini della partecipazione alla Champions. Da allora l’asticella si è progressivamente alzata, di stagione in stagione, “oltre il risultato”, perché la sfida di cui parla Gasperini altro non è che la ricerca di nuovi stimoli e traguardi all’interno della squadra allenata, il continuo affinamento di un gioco basato su compattezza, pressione alta, capacità di interdizione, profondità e ritmo elevato. Tutto questo affidato a interpreti capaci di calarsi nello spirito del gruppo e inserirsi nella filosofia tattica con l’atteggiamento giusto. Una cosa è stata chiara fin dall’inizio: non esistono partite impossibili e avversari invincibili. In virtù di questo principio, ne hanno fatto le spese club rinomati a livello europeo fino al Bayer Leverkusen che non conosceva sconfitta in stagione prima di essere travolto dall’Atalanta. Ebbene, dal “si vince o si impara”, la squadra di Gasperini ha imparato a vincere e ad allenarsi giocando. In campo la fiducia e l’attaccamento alla maglia, a monte una sana gestione societaria e conti in ordine. L’impressione è che Gasperini e i Percassi non abbiano modificato la modulazione di frequenza. Parlando di nuove sfide, l’allenatore si riferisce innanzitutto a se stesso. Una volta lanciate le sfide, vanno condivise. Il denominatore comune è fare bene, ovvero sempre meglio. Con la dovuta oculatezza. “E’ in estate che si compone la rosa dei giocatori” – ama ripetere Gasperini. Al quale probabilmente non piace neppure essere chiamato “Gasperson”, con riferimento a Sir Alex Ferguson per 27 anni sulla panchina del Manchester Utd. Né può giocare a nascondersi, perché è ovvio che un allenatore del genere susciti l’interesse di altre squadre. Fare la storia a Bergamo, però, è ben altra cosa. Perché, con Gasperini in panchina, ha significato e continuerà a significare un valore aggiunto nel panorama del calcio, ormai non più solo italiano ma internazionale.

Gian Piero Gasperini festeggiato dai tifosi atalantini al Centro Bortolotti di Zingonia, al rientro dalla trionfale finale di Europa League (Ph: Alberto Mariani)

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