Milano, 11°
Screenshot
Calcio 1 Aprile 2026di Fabrizio Carcano

Gattuso ha scelto Bergamo non il blocco della Dea

Nel fallimento azzurro c’è un rimpianto nerazzurro, per scelte tecniche che forse avrebbero scritto un finale diverso in questo triste capitolo della nazionale italiana. Nello tsunami di critiche inevitabilmente piovute riguardo alle scelte tattiche compiute dal ct Gennaro Gattuso, prima degli spareggi playoff e durante i due incontri, ne emerge una: perché non dare più spazio al blocco atalantino, al blocco della squadra che da due anni sta facendo meglio di tutte in Europa insieme all’Inter?

La storia delle nazionali italiane insegna che l’amalgama e la chimica spesso sono state ottenute dai ct utilizzando i ‘blocchi’ di due o tre squadre, innestando poi nei vari ruoli i giocatori provenienti da altri club, orchestrali funzionali ad adeguarsi a suonare uno spartito tattico conosciuto a memoria dai giocatori delle squadre più in forma. La scelta di giocare a Bergamo la prima delle due gare di spareggio favoriva e suggeriva l’ipotesi ragionevole di ‘atalantinizzare’ il gruppo azzurro.

Partendo dalla premessa che la Dea dal 2023 schiera un forte blocco di giocatori italiani che insieme hanno ottenuto evidenti risultati a livello internazionale importanti, come la vittoria dell’Europa League, il poter disputare una finale di Supercoppa e arrivare a giocare come unica italiana gli ottavi di finale di Champions. Requisiti che avrebbero dovuto suggerire la convocazione dei giocatori nerazzurri protagonisti di questo ciclo, a cominciare da Davide Zappacosta, che sta vivendo un momento di forma straordinario, fino a Lorenzo Bernasconi, che ha disputato da titolare quasi tutte le partite di Champions League facendo sempre benissimo.

Il ct Gattuso ha scelto di non chiamarli, lasciando a casa anche l’altro esterno nerazzurro Raoul Bellanova, e di non dare spazio nemmeno ai pochi atalantini convocati come Giorgio Scalvini, inutilizzato in entrambe le gare, mentre Giacomo Raspadori avrebbe potuto fornire un suo apporto nel secondo tempo o nei supplementari contro la Bosnia, portando in dote la sua esperienza internazionale. Scelte, appunto. Le cose sono andate diversamente. E resta anche il rimpianto di non avere visto un’Italia in grado di spingere maggiormente sulle corsie esterne e cercare i cross in area, sul collaudato modello tattico atalantino degli ultimi anni, o in grado di pressare alto avversario tecnicamente non eccezionali come i bosniaci, in una partita che forse si poteva indirizzare diversamente già prima del 42’, quando è cambiata con il rosso di Bastoni.

Dopo la fatica delle partite autunnali contro avversari modesti come Israele e Moldavia e il disastro contro la Norvegia ci si aspettava dei cambi da Gattuso, cambi radicali, proprio per i problemi mostrati in quelle gare, invece si è scelta la linea della continuità tecnica e tattica, arrivando così alla roulette russa dei rigori contro un avversario modesto come la Bosnia. Con il finale che ben conosciamo.

Il ct Rino Gattuso al New Balance Arena in occasione della semifinale playoff vinta con l’Irlanda del Nord (Ph: A. Mariani)