Giorgio Pasotti veste i panni di Eugenio Monti – sciatore e bobbista, doppio Oro olimpico a Grenoble nel 1968 e campione di fair play, scomparso nel 2003 – nel film “Rosso volante”, in onda lunedì 23 febbraio in prima serata su Rai 1. Eugenio Monti non fu soltanto un atleta straordinario, capace di imporsi in una disciplina come il bob; fu l’uomo del celebre “gesto del bullone”, l’atleta che alle Olimpiadi scelse la lealtà, trasformando una gara in una lezione di vita. In questa intervista, Giorgio Pasotti racconta la sfida di interpretare un personaggio così potente nei valori e l’eredità di un uomo che ha incarnato un’Italia orgogliosa, ambiziosa e profondamente onesta.
Giorgio Pasotti, quanto ha inciso nell’interpretare una figura come Eugenio Monti l’essere stato uno sportivo prima che attore?
“In realtà mi ha aiutato dal punto di vista proprio più intimo, essendo stato uno sportivo posso capire quale poteva essere la frustrazione di non riuscire a vincere l’unica medaglia che mancava al suo palmares praticamente perfetto. Quindi, quel senso di riuscire a farcela nonostante tutto lo posso capire. Per il resto, sono molto lontano da lui psicologicamente, come personalità, come carattere, nonché come sport; perché lo sport che lui praticava è uno sport alla continua ricerca della velocità. Anche prima, quando faceva la discesa libera e nel mentre ha provato macchine di Formula 1, ha sempre seguito l’invito della velocità; tutti quegli sport, quella sensazione di adrenalina, evidentemente erano qualcosa che lo appassionava. Mentre io praticavo sport di altro tipo e gli sport di velocità mi hanno sempre fatto molta paura. Però, riguardo la presenza di una connessione, potrebbe essere il senso di riuscire a ottenere un risultato, la determinazione, la voglia, l’ambizione di riuscire a farcela, il riuscire a raggiungere quell’obiettivo che ti sei posto”.
Le riprese di “Rosso volante” si sono svolte in una Cortina che si preparava ai Giochi Olimpici. Quanto ha aiutato questo contesto a immedesimarsi nel grande campione di bob?
“Quando abbiamo girato, a maggio, era primavera; quindi, abbiamo dovuto realizzare due Olimpiadi invernali con l’ausilio di neve artificiale. Sicuramente uno dei film più faticosi, anzi il film più faticoso che io ho fatto nella mia trentennale carriera. La cosa che mi ha toccato proprio nel profondo è quando incontravo cortinesi che sapevano che stavo realizzando il film su Eugenio Monti, e più di una persona si è fermata con gli occhi lucidi pregandomi di restituire dignità. Evidentemente, Eugenio Monti ha lasciato una profonda eredità emotiva, un esempio per tutti i cortinesi e non solo, per tutti gli sportivi. Quindi, questa emozione che mi ha comunicato la gente è stata una grande spinta emotiva per me”.
Coraggio, gloria, lealtà sportiva. Cosa è rimasto dentro di sé della figura di Eugenio Monti?
“Un esempio, mi è rimasto questo. Il fatto che sia esistito un uomo che ha fatto la vita che ha fatto lui prendendo quelle scelte, andando fino in fondo rispetto alla sua morale; questo è un grande insegnamento. Oggi è rarissimo, al di là del gesto del bullone. Il gesto sportivo, che già di per sé varrebbe il racconto di un film, come esempio, e non solo per gli sportivi ma proprio per le nuove generazioni, per chiunque, a livello umano. E poi ecco, questo vivere nella totale libertà. Eugenio è una persona che ha vissuto, inseguendo non solo la velocità, ma vivendo nella libertà, nel senso più estremo e profondo del termine, a 360 gradi. Per esempio, non ha mai nemmeno posseduto un’autovettura, si spostava in moto, proprio per sentire l’ebrezza del vento, essere più a contatto con la natura. Era una persona con un carattere fortissimo, estremo, e che ha seguito sempre ciò che voleva fare. In questo senso è un grandissimo esempio”.
Una storia sportiva non è mai disgiunta da quella umana. Chi è stato e cosa ha rappresentato Eugenio Monti?
“Io considero lo sport un’isola felice, dove non dovrebbero esserci interferenze politiche o polemiche di qualsiasi natura. Lo sport deve essere quell’isola felice e soprattutto le Olimpiadi, perché le Olimpiadi sono una gara proprio a sé. Vincere le Olimpiadi è la massima aspirazione di un atleta, ed Eugenio Monti è una persona che ci insegna e porta in dote un’Italia degli anni Sessanta che voleva emergere con un boom economico, con una spinta emotiva, una felicità condivisa ed estesa di tutte le persone, e si porta dentro quell’Italia che a me piace, quell’Italia orgogliosa di sé, fiera, che ce la fa attraverso i propri mezzi, venendo dal nulla. Romanticamente è qualcosa che Eugenio rappresenta molto bene, anzi meglio di chiunque altro, facendo uno sport al tempo poco conosciuto, ma uno sport difficilissimo, pericolosissimo, molto cinematografico, perché la vita di un bobbista si dichiara su millesimi di secondi, per cui una piccola scelta sbagliata può influire sulla vittoria o sulla sconfitta, e peraltro negli anni Sessanta si rischiava anche la vita. E in quel contesto, nel pieno degli anni Sessanta, abbiamo un atleta che pochi conoscevano, io per primo, che invece ha rappresentato al meglio l’italianità, cioè il farcela veramente con i propri mezzi, con la propria fantasia, con il proprio coraggio, ma soprattutto con la propria lealtà”.
Cosa pensa possa insegnare e trasmettere la visione di “Rosso Volante”?
“Oggi viviamo in un mondo dove si sono persi molti valori, anche nello sport. Lo sport dovrebbe essere invece quell’isola felice di cui parlavo prima, e invece si è perso. È cronaca di questi giorni, di sport molto più popolari, molto più seguiti, che dovrebbero essere da esempio ai giovani, e sono i primi a commettere errori clamorosi e antisportivi, che sono il contrario di ciò che dovrebbe essere lo sport. Ecco, per queste persone, per questi sport, ma più in generale per chiunque, per i giovani che iniziano a fare qualsiasi tipo di sport, Eugenio Monti è un esempio, è un esempio di lealtà sportiva, di come sia importante vincere con i propri mezzi e nella giustizia, anche perché altrimenti non capirai mai quelle che sono le tue reali possibilità, il tuo reale valore. E questo ci insegna che, al di là della vittoria e della sconfitta, uno deve essere se stesso, e deve gareggiare, vivere, lavorare sempre con grande dignità e onestà”.
Giorgio Pasotti è stato uno dei 10.000 tedofori del viaggio della fiamma olimpica. Con quale spirito ha portato la fiaccola dopo avere interpretato Eugenio Monti?
“La Fiamma Olimpica è stata veramente una fortissima emozione, e non pensavo sarebbe stato tale, avevo sottovalutato la cosa. Quando la fiaccola si è accesa, ho sentito proprio il calore della Fiamma Olimpica, intesa proprio come trasportare qualcosa di sacro, qualcosa di importante. Poi nella mia città, nei miei luoghi, che conosco centimetro per centimetro, in mezzo alla mia gente; è stata veramente un’emozione forte, una delle emozioni più grandi che ho provato nella mia vita”.
Una scena della fiction televisiva in cui Giorgio Pasotti interpreta Eugenio Monti, il “Rosso Volante” (credits: ufficio stampa RAI)





