Il giorno dopo le celebrazioni istituzionali per il ritorno della bandiera italiana al Quirinale, lo sport italiano ha vissuto un altro momento intenso e ricco di significato. Nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, gli atleti olimpici e paralimpici protagonisti dei Giochi Invernali di Milano Cortina 2026 sono stati ricevuti in udienza da Papa Leone XIV, in un incontro che ha unito sport, valori e spiritualità.
A rappresentare l’Italia non solo i medagliati ma anche coloro che, pur fermandosi ai piedi del podio, hanno contribuito a costruire il risultato complessivo della spedizione azzurra. Insieme a loro, gran parte della delegazione istituzionale e sportiva guidata dal presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, Luciano Buonfiglio, affiancato dal presidente del Comitato Italiano Paralimpico, Marco Giunio De Sanctis. Proprio Buonfiglio ha aperto l’incontro con parole che hanno sottolineato il legame profondo tra sport e valori educativi: “Santo Padre, a nome del Comitato Olimpico Nazionale Italiano e di tutto lo sport italiano, desidero esprimerle la nostra più sincera gratitudine per averci accolto oggi e per l’attenzione costante che Lei dedica al mondo dello sport”. Un messaggio che ha ribadito come il successo non si misuri soltanto in medaglie ma nella capacità degli atleti di essere esempio quotidiano, portatori di rispetto, sacrificio e senso di comunità. Sulla stessa linea l’intervento di De Sanctis, che ha definito l’udienza “un’occasione unica, storica ed irripetibile perché ha riunito qui al proprio cospetto l’universo dello sport olimpico e paralimpico”, sottolineando il valore dell’inclusione: “non devono più esistere differenze e bisogna spalancare le porte del rispetto, dell’integrazione e della piena inclusione, non a parole bensì con i fatti”.
Il cuore della mattinata è stato il discorso del Pontefice, che ha trasformato l’incontro in una riflessione profonda sul significato dello sport nella società contemporanea. “Lo sport, quando viene autenticamente vissuto, non resta soltanto una prestazione, ma una forma di linguaggio”, ha detto Papa Leone XIV, sottolineando come le imprese viste a Milano Cortina abbiano raccontato “storie di sacrificio, di disciplina, di tenacia”. Non è mancato un richiamo al valore collettivo della vittoria, perché “nessuno vince da solo”, e al ruolo educativo dello sport, capace di insegnare a gestire emozioni e sconfitte senza perdere equilibrio. Il Papa ha poi messo in guardia dalle derive moderne, dalla ricerca della prestazione a ogni costo fino alla spettacolarizzazione che rischia di svuotare l’essenza stessa dello sport, ribadendo invece un modello basato su rispetto e autenticità: “si possa gareggiare senza odiarsi, che si possa vincere senza umiliare, che si possa perdere senza perdere se stessi”. Il Pontefice ha poi richiamato anche il valore della Tregua Olimpica, definendola una possibilità concreta di pace in un mondo attraversato da tensioni e conflitti.
Al termine dell’udienza, segnata anche dallo scambio di doni – tra cui le tute ufficiali e le fiaccole dei Giochi – il Papa ha salutato personalmente tutti gli atleti. Ma la giornata non si è conclusa lì; una delegazione azzurra, accompagnata dai rappresentanti di Athletica Vaticana, ha fatto visita al Dispensario Pediatrico Santa Marta, incontrando famiglie e bambini assistiti dalla struttura, portando fuori dalle sedi istituzionali quello spirito di vicinanza e condivisione richiamato poche ore prima. Lo sport italiano ha così vissuto una giornata che va oltre il risultato. Perché, come ricordato dal Papa, il vero traguardo non è il podio ma “la qualità delle relazioni” e la capacità di trasformare ogni gara in un’occasione per costruire qualcosa che resti.
L’incontro tra gli atleti olimpici e paralimpici e Papa Leone XIV (credits: vatican media)




