Il bambino e la maglia della Dea

Federica Sorrentino |

Indossare la maglia della squadra del cuore può essere una colpa? O addirittura pericoloso? E per di più se la taglia è quella di un bambino? Il codice della sicurezza negli stadi, fino a poco tempo fa svuotati della cornice del pubblico e trasformati in una landa desolata, impone di non vestirsi dei colori della propria passione calcistica? A San Siro, stando alla testimonianza di un genitore, pare sia accaduto. L’aspetto paradossale della vicenda è che padre e figlio spettatori indossavano rispettivamente le maglie delle due contendenti, lui quella del Milan e il piccolo dell’Atalanta. Un esempio educativo di forma di rispetto, che andrebbe incoraggiato sempre. Invece, l’avvertimento dello steward suggerisce al bambino di svestire ciò che ha più a cuore per non correre il rischio di essere menato. Qualcuno potrebbe dire che da qualche altra parte i bambini sono costretti a fuggire dalla guerra, non sempre riuscendovi. Ma è proprio questo che non vogliamo: trasformare una partita di calcio in una contesa bellica.

Un bambino con la maglia dell’Atalanta presente allo stadio di San Siro (Ph: Alberto Mariani)

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