Il Panathlon ricorda Mino Baracchi

Eugenio Sorrentino |

Il Panathlon Club “Mario Mangiarotti” Bergamo ha celebrato la grande epopea del Trofeo Baracchi di ciclismo, nel centenario della nascita di colui che ne è stato l’ideatore, il bergamasco Mino Baracchi, per onorare il ricordo e la passione del padre Angelo. Una corsa a cronometro a coppie su strada di 100 km, una formula originale devenuta prestigiosa, che dal 1949 al 1990 vide allineati alla partenza i più grandi campioni abbinati anche a dispetto della rivalità. Come testimoniato da Beppe Saronni e Francesco Moser, che detiene il record di cinque vittorie al Trofeo Baracchi, i quali si ritrovarono al via senza essersi mai allenati insieme e, seppure con caratteristiche diverse, con la stoffa dei campioni si imposero nell’edizione 1979, anno in cui il 21enne Saronni aveva vinto il Giro d’Italia battendo proprio Moser nella cronoscalata di San Marino. Il loro è stato un concentrato di siparietto e aneddoti, che hanno riportato alla memoria la grande passione che circondava il Trofeo Baracchi. Davide Boifava, una carriera da professionista e direttore sportivo, lo ha corso sia con Eddy Merckx che con Felice Gimondi, senza mai vincerlo, per esempio. E’ stata Norma Gimondi, vicepresidente della Federazione Ciclistica Italiana, a testimoniare quanto suo padre considerasse il Trofeo Baracchi un appuntamento di grande prestigio, ricordando come la rivalità tra lui e il Cannibale si sia trasformata in una vera e imperitura amicizia. Gianluigi Stanga, presidente del Panathlon Club “Mario Mangiarotti”, ha affidato il ricordo personale di Mino Baracchi al suo più stretto collaboratore, Marco Morotti, oggi Duca di Piazza Pontida, il quale a suo tempo fu chiamato a tenere i conti dell’organizzazione e a gestire il monte degli ingaggi attribuiti ai grandi interpresti dell’universo ciclistico, che a coppie si sono misurati sulle strade delle province di Bergamo, Milano, Brescia, Trento e Pisa. Nell’albo d’oro, inaugurato nel 1949 da Adolfo Grossi e Fiorenzo Magni (vincitore delle prime tre edizioni, la seconda davanti a Gino Bartali e Ferdi Kubler), scorrono i nomi di Fausto Coppi e Ercole Baldini, Jacques Anquetil (vincitore per nove volte del GP delle Nazioni a cronometro e con il quale Gimondi ha ottenuto il primi dei suoi due successi nella corsa), Gianni Motta, Aldo Moser, Eddy Merckx, fino a Beppe Saronni e Francesco Moser. A Mino Baracchi va riconosciuto il merito di avere consegnato alla storia una delle più belle pagine del ciclismo, racchiuse nel periodo dal dopoguerra al 1990. Era lui a decidere le coppie in gara e nessuno, a memoria, ha rifiutato le sue scelte. Il Trofeo Baracchi non si corre più dall’autunno 1991, mentre il suo patron è andato avanti nel 2012. Ma il Panathlon, attraverso il suo presidente Gianluigi Stanga, ha voluto tenerlo vivo attraverso le testimonianze di alcuni dei suoi protagonisti. E tanto basta a trasformare il ricordo in un tempo che non si cancella.

Un’immagine di Mino Baracchi con il trofeo assegnato ai vincitori della cronocoppie

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