Il ricordo di Azeglio Vicini

Redazione |

Quattro anni or sono, come oggi, perdevamo un’altra pedina del nostro vissuto sportivo più caro. Quella volta era toccato ad Azeglio Vicini, un nome da patriota e una carriera da tecnico federale in panchina, il CT che avrebbe potuto vincere il Mondiale italiano 1990, quello delle notti magiche, se non fosse stato tradito da un’uscita a vuoto del suo portiere, da un rigore sbagliato di troppo e dal pubblico napoletano che manifestò simpatie per l’Argentina del suo messìa. Vicini era nato a Cesena, ma viveva da tanti anni a Brescia. Quel suo carattere romagnolo, però, lo esportava accompagnando le sue Nazionali, la Under 21 prima e quella maggiore poi, passaggio naturale in cui si portò dietro i suoi ragazzi, da Zenga a Baresi, da Vialli a Donadoni.
Nei ritiri gli piaceva essere uno zio simpaticissimo, formidabile raccontatore di barzellette, uno che adorava il rapporto col pubblico, coi giornalisti e con le televisioni. La stessa signora Ines, sua moglie, era una specie di First Lady, viaggiava con lui e faceva molto gruppo, famiglia.
Ho avuto il privilegio di incontrare Vicini all’Hotel Excelsior San Marco, sede del ritiro della Nazionale, alla vigilia della gara di qualificazione per gli Europei con Malta, giocata a Bergamo e finita 5 a 0. Come mi ricorda Giacomo Randazzo, era stato lo stesso Vicini a volere Bergamo come sede della partita, tra mille polemiche di opinionisti che l’avrebbero vista meglio più a Sud.
Era il gennaio del 1987 e, all’epoca, avvicinare i giocatori azzurri non era precisamente l’attuale caccia al tesoro. Noi cronisti bergamaschi, rassegnati al carattere scontroso di Sonetti, restammo a bocca aperta davanti alla disponibilità del Commissario tecnico azzurro. Gli feci i complimenti per questo clima che aveva instaurato e lui diventò rosso in viso, già ben predisposto da un esercito di efelidi. Dopo l’avventura di Italia ‘90 fallì la qualificazione agli Europei per un palo di Rizzitelli a Mosca.
E qui la Romagna lo tradì perché il suo conterraneo Sacchi, sponsorizzato da Berlusconi in combutta con Matarrese, gli portò via il posto. Il povero Rizzitelli, quasi come risarcimento per quel palo, dedicò a Vicini una rete segnata con la Nazionale di Sacchi.
E non fu mai più convocato.
Ad Azeglio stava più simpatico Capello, forse anche per quella volta, quando un’onda anomala lo travolse sulla spiaggia di Rio e don Fabio, che nuotava da quelle parti, lo trasse in salvo.
Faccia buon viaggio, Mister, ci lascia orfani di un calcio, il suo, condito da belle maniere. Oramai, da queste parti, non arrossisce più nessuno. E questo ci piace sempre di meno.

Pier Carlo Capozzi

Photocredits: Figc

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