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Il triplete di Alberto Cova primo re dei 10.000

17 Giugno 2024

Fabrizio Carcano

Nella storia dell’atletica leggera merita un posto d’onore Alberto Cova, primo atleta della storia in assoluto a vincere l’oro agli Europei, ai campionati mondiali e alle Olimpiadi correndo i 10.000 metri. E’ accaduto tra il 1982 e il 1984, un triennio da favola che però ha pure un prima e un dopo, raccontato dallo stesso campione in un incontro ospitato nella Biblioteca dello Sport “Nerio Marabini” a Seriate. La carriera di Cova, classe 1958, ebbe inizio, in un certo qual modo, nel ‘73 quando da giovanissimo si cimentò nella corsa campestre perdendo una scarpa nel fango, ma riuscendo ad arrivare secondo. Lo adocchiò, diventando il suo allenatore, il talent-scout Giorgio Rondelli. Nel 1977 la vittoria al campionato italiano juniores sui 5000 a Firenze. Entrato in Pro Patria nel 1979, dopo il servizio militare condiviso con il maratoneta Gelindo Bordin (oro a Seul), nel 1980 fece il suo esordio in nazionale ai campionati mondiali, ma non venne convocato alle Olimpiadi di Mosca. Cova non aveva il minimo per i Giochi, ma in considerazione delle tante assenze annunciate per il boicottaggio, avrebbe potuto dire la sua e fare esperienza. Nel 1982, dopo essere arrivato settimo al Cross delle Nazioni, ma molto vicino al podio, come ha ricordato il giornalista Paolo Marabini, Alberto Cova ottenne il primo importante trionfo internazionale agli Europei di Atene battendo il tedesco Schildauer. Impresa ripetuta nel 1983 ai mondiali di Helsinki. La vittoria di Los Angeles 1984 fu l’apoteosi della sua carriera. Tra il mondiale e i Giochi è stato fondamentale avere lavorato tanto sulla capacità di mantenere i ritmi di gara, seguendo i consigli di Giorgio Rondelli. Alle Olimpiadi, il portoghese Mamede era arrivato forte del record del mondo con 27’13, ma è finito molto dietro. “Il 40% delle possibilità di vincere una gara è una questione di testa”, ha sottolineato Alberto Cova, detto “il ragioniere” proprio per la capacità di gestire le gare e piazzare il suo proverbiale sprint sul rettilineo finale. Consacrato all’Olimpo dell’atletica leggera, Cova ottenne un’importante doppia vittoria nel 1985, nei 5000 e 10000, in Coppa Europa. Nel frattempo, si erano affacciati sul panorama del mezzofondo campioni come Totò Antibo, Francesco Panetta e Stefano Mei. Nel 1986, l’anno giudicato dallo stesso Cova il migliore sotto l’aspetto della condizione fisica, i successi nella Stramilano e nella Cinque Mulini, primo italiano a vincerla dal 1964 e ultimo azzurro a scrivere il proprio nome nell’albo d’oro di questa competizione, precedendo Gelindo Bordin. Agli Europei di Stoccarda 1986 tre azzurri sul podio, ma sul gradino più alto del podio finì Stefano Mei che a ridosso del traguardo superò Alberto Cova, seguito da Salvatore Antibo. Una sconfitta mal digerita da Cova, che sognava il bis europeo e poi, dopo essere rimasto fuori dalla finale alle Olimpiadi di Seul, ha deciso di chiudere la carriera nel 1990 senza riuscire ad ottenere il minimo per gli Europei vinti da Antibo. L’unico sogno non realizzato da Alberto Cova è la maratona. Si dice che avrebbe potuto correrla con un tempo intorno alle due ore e 10’.  Si è messo in gioco, per sfida e scommessa, nel 1998 quando ha corso la Maratona di New York in meno di tre ore, precisamente in in 2h 59’ 56”. Poi, insieme alla moglie, negli anni successivi ha disputato le 6 maratone major del mondo. E poi si scopre che Alberto Cova da Inverigo gode di amici ed estimatori nella Bergamasca. Uno su tutti, Beppe Rota di Sovere, un collezionista di maglie di campioni del calcio e altri sport (ne possiede tremila), al quale ha regalato una canotta e un paio di scarpe, ricevendo in cambio la creazione di un fan club a lui intitolato.

Alberto Cova in dialogo con il giornalista Paolo Marabini alla Biblioteca dello Sport “Nerio Marabini” (Ph: Pernice Editori)

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