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Outdoor 27 Luglio 2025di Marco Enzo Venturini

In Ungheria Razgatlioglu cannibale, Locatelli metronomo

Correre su una pista completamente nuova per il campionato è sempre una sfida e un rischio. Lo è per tutti, tranne forse per chi quel campionato lo domina: è il caso di Toprak Razgatlioglu, mattatore del weekend del Gran Premio d’Ungheria e vincitore tre volte su tre anche sull’inedito Balaton Park. Ma in terra magiara, tra le difficoltà del tortuosissimo tracciato, l’inesperienza dei piloti e le difficili condizioni meteo, sono numerose le variabili impazzite. Che però escludono ancora una volta Andrea Locatelli: il bergamasco resta un metronomo e uno dei maestri di costanza di questa Superbike, portandosi una volta ancora a casa due quarti e un quinto posto.

C’è anche un po’ di sfortuna per il pilota che da solo sta tenendo in piedi la Yamaha nel campionato, in particolare in Gara 1. La sua partenza è infatti perfetta, e gli permette di issarsi al comando con la speranza di sparigliare quelle carte che a inizio stagione si spartivano Razgatlioglu e Bulega, ma che ora sono saldamente in mano al turco della BMW. Tutto però cambia a causa della folle partenza di Andrea Iannone, che in una sola curva travolge Danilo Petrucci (severissimo con lui a fine giornata, Iker Lecuona (che rimedia una frattura al polso sinistro), Remy Gardner (trauma cranico per lui), Gerloff, Vickers e Montella. Si opta quindi per una ripartenza da zero, senza tenere conto delle posizioni acquisite prima del via. E stavolta il leader del campionato non ha alcun problema. Resiste il suo primo inseguitore Bulega, che si prende la piazza d’onore precedendo l’altra Ducati ufficiale di un Alvaro Bautista in netta ripresa. Quarto, come detto, il selvinese che sfrutta un altro errore: quello di Sam Lowes. Quinto il furibondo quanto determinatissimo Petrucci.

Come se il quadro non fosse già sufficientemente complesso così, alla domenica arriva anche la pioggia su Balaton Park. E già la Superpole Race offre un colpo di scena, quello che il campionato proprio non si sarebbe augurato: una folle scelta strategica di Bulega, troppo prudente nel montare le gomme intermedie e divorato a metà gruppo nel corso di una gara da incubo per lui. Finirà tredicesimo. La vittoria va ancora una volta a Razgatlioglu, che nell’occasione scrive il suo nome sulla non solo simbolica partenza numero 1000 nella storia della Superbike. Lo fa peraltro dimostrando la sua stoffa e la sua intelligenza strategica: non contrastare l’iniziale fuga di Petrucci, accettare le difficoltà di metà corsa e poi attaccare al momento giusto strappando la vetta a Sam Lowes che sognava il ritorno alla vittoria. Conferma al terzo posto per Bautista, bravo a resistere al solito Locatelli: solidissimo quarto su una Yamaha che sembra essere l’unico a saper interpretare.

Arriva Gara 2, e anche in questo caso si conferma lo stesso schema: Razgatlioglu concede i riflettori a un collega al via (stavolta Bautista), poi decide di mettersi in azione e cannibalizza la gara prendendosi la testa e lasciando le briciole agli altri. Nell’ultimo appuntamento iridato del terzetto magiaro, però, chiude il cerchio già nel corso del primo giro e fa tre su tre per la terza volta di fila. Alle Ducati non resta che duellare per gli altri gradini del podio, che stavolta vanno a Bulega (secondo) e Sam Lowes (terzo) a discapito di Petrucci quarto. Quest’ultimo si prende quantomeno la soddisfazione di battere di mezzo secondo il solito, indomabile Locatelli unico reale baluardo delle nipponiche in un campionato che sta sempre più parlando turco. O, se preferiamo concentrarci sui costruttori, il tedesco con accento bavarese della BMW.

Due quarti e un quinto posto nel weekend ungherese di Superbike per Andrea Locatelli (credits: Andrea Locatelli – Pata Yamaha WorldSBK Official Team)