“Vincere. Perdere. Scegliere. Diventare grandi”. Michela Moioli è andata proprio “oltre l’atleta”, come da obiettivo dell’incontro dei ragazzi della scuola ImiBerg con la campionessa di snowboardcross. E ancora una volta Miky ha mostrato il suo lato più umano, quello ben oltre l’immagine della fuoriclasse capace di vincere tre Coppe del Mondo e mettere in bacheca dieci medaglie nei grandi eventi. Non manca niente nel suo palmares, nulla però è più forte di mostrarsi sempre nella sua essenza. Di una 30enne semplice, estremamente comunicativa tanto da incantare attraverso il racconto delle sue esperienze, capaci di trasformarsi in preziosi insegnamenti.
“Mi mancano gli ultimi due capitoli della tesi e sarò laureata in Scienze Motorie. Un traguardo che ho fortemente voluto per completarmi come persona. E poi ho tanti altri progetti a cui desidero dar forma. Il periodo del liceo, negli ultimi tre anni quando gli impegni agonistici hanno cominciato ad essere gravosi, sono stati complicati. Non c’erano licei sportivi come questo dell’Imiberg e le assenze spesso erano mal digerite. Il rientro dalle gare coincideva spesso con verifiche immediate. Non c’era l’adeguata preparazione circa il binomio tra sport e scuola“. Il sacrificio, filo conduttore di un percorso cominciato molto presto: “A tre anni sugli sci poi ho praticato tantissime discipline. Mia nonna Adriana racconta sempre che mi lanciavo dalla discesa davanti a casa con lo skate. Ma ho praticato anche calcio, pallavolo e atletica. L’inizio delle gare di snowboard ha significato abbandonare i tipici sabato sera dei ragazzi della mia età. Ma non ho mai vissuto le rinunce con sofferenza. Le ho sempre viste come un’opportunità per praticare lo sport. A 18 anni avevo l’occasione di girare il mondo. Rifarei tutto“. Poi le domande dei ragazzi, imbeccati dal suo primo preparatore atletico Sergio Rebussi, toccano altri temi-cardine. “La pressione? Quando la si riconosce, si impara a gestirla. Importante arrivare all’appuntamento consci d’aver fatto tutto il possibile per essere preparati. E provarci sempre senza avere rimpianti. Se va bene siamo soddisfatti, le volte in cui non funziona si lavora per ritentare“. L’Olimpiade sotto la lente d’ingrandimento: “Ad un certo punto, dopo l’incidente nel training, ho pensato di non farcela e quasi mi sono sentita sollevata. Poi ho fatto ordine nella mia testa e ho capito che prima di pensare al risultato contava esserci. Anche con le ferite, anche non al massimo. Volevo esserci prima come Michela poi come Moioli. Come si dice sempre, conta più il viaggio della meta. Perché ci sono momenti che vanno goduti e che, comunque vada, resteranno per sempre. Come è stato per me e sarà per tutti l’esame orale alla Maturità“. Le ansie, le paure, i timori? Miky si sofferma cosi: “Io convivo con la paura di non farcela. Ci tengo talmente tanto da non voler deludere mai nessuno. Talvolta è durissima, ma lavoro sempre in quella direzione. Ed è fondamentale avere qualcuno con cui mettersi a nudo. Non nascondo che la mia psicoterapeuta è basilare e l’appuntamento è fisso ogni 15 giorni” . Capitolo social: “Non sono la vita vera. Da un anno e mezzo preferisco essere me stessa, i contenuti asettici in cui tutto sembra perfetto non fanno per me. Quel mondo non esiste, siamo tutti uguali, con i punti di forza e le debolezze. Viviamo nella “società della performance“, ma siamo essere umani e l’errore è naturale. Allora è meglio passarci attraverso. Tre anni fa mi volevo fermare. Su un foglio ho scritto “per cosa vale la pena” e dall’altra parte “per cosa non vale la pena”. Non l’ho più riletto. Ma sono certa che se lo riprendessi oggi la gran parte del secondo blocco, sono situazioni che ho risolto. Ed è cosi per tutti“. E quel “vale sempre la pena” è una sorta di claim che Moioli ha fatto sui ed ha tramandato, in varie forme, alla platea. Con un finale a sorpresa che dice tanto di lei: l’omaggio di una copia della medaglia d’argento olimpica, con dedica, a Rebussi. Uno dei pezzetti del puzzle che l’hanno resa un’atleta da leggenda, ma soprattutto una ragazza con la “R” maiuscola. Bergamasca vera, soprattutto autentica.
Michela Moioli in posa tra due studentesse di Imiberg (immagine dal profilo Instagram di Imiberg)





