Museo 1000 Miglia omaggia la motocicletta

Federico Errante |

“La motocicletta tra Bergamo e Brescia: due ruote tra storia, arte e sport”: nell’ultimo weekend di novembre, presso il Museo 1000 Miglia (fino alle 18, ingresso gratuito), una mostra da non perdere per tutti gli appassionati. Le capitali della cultura, attraverso un’iniziativa di Moto Club Bergamo e Us Leonessa d’Italia 1903 capeggiato da Donato Benetti, si uniscono per omaggiare i costruttori e i marchi che hanno segnato un’epoca. Ad alzare il sipario, un evento di grande richiamo ben definito da Giuliano Piccinini, presidente del Moto Club Bergamo: “Una serata che mi ha gonfiato il cuore”. Dal presidente dell’Aci orobico Valerio Bettoni (“Dobbiamo ricostruire una società diversa. La fatica, come quella che si fa in moto, fa diventare adulti”) al consigliere del Moto Club cittadino Walter Andreoli fino a Valter Muchetti, assessore bresciano ai lavori pubblici: “Una volta eravamo avversari, poi cugini e tra poco diventiamo fratelli. Siamo realtà produttive. Non dobbiamo fermarci ad essere capitali ma andare avanti”. E ancora Gianni Rumi, Roberto Biza e Marcello Rosti fino a quattro eccellenze in salsa orobica del calibro di Acerbis, Airoh, Brembo e Polini. Franco Acerbis, fondatore dell’omonima realtà di Albino, ha voluto mettere in esposizione la moto, AC50 – ideata e costruita in occasione del 50° anniversario – , che ha consentito d’entrare per la prima volta nel Guinness World Record: un solo pieno in un serbatoio speciale da 108 litri per coprire la distanza straordinaria di  5.409,8 km con un 125 Monkey (con una media di circa 70 km/h), dal quartier generale di Albino alla località svedese di Aronsjö, passando per Capo Nord, in Norvegia. “Con un litro 50 km – ha affermato – su un percorso studiato e apice di una preparazione biennale. La media è sui 4500 km annui, significa che con un pieno in gennaio si è tranquilli fino al carnevale dell’anno successivo…”. Così Martina Locatelli per Airoh (“La nostra missione è proseguire ciò che un visionario come mio padre Antonio ha saputo creare. La sicurezza prima di tutto, ma un tratto distintivo dei nostri caschi è il design insieme all’innovazione”), Roberto Vavassori per Brembo (“Una storia di passione, un caso di patologia del lavoro come amo affermare. Io faccio parte dell’azienda dal 1978, la rivoluzione però è di sei anni prima. Quando dal Giappone arriva il disco perciò si sostituisce il tamburo e cambia la storia. Nonostante le iniziali resistenze anche di un grande amico e fuoriclasse come Giacomo Agostini”) e Simon Polini (“Vediamo il mondo a 360 gradi. Elettrico o meno, credo che ci sarà sempre spazio per tutti”). Momento da applausi la consegna di una targa speciale ad Alessandro Gritti, una leggenda vivente della regolarità, da parte di Pierluigi Rottigni rivale ed amico che ha chiosato in maniera eloquente: “Sei stato il numero uno, il più forte di tutti noi”. 

La premiazione dei marchi storici del motociclismo al Museo 1000 Miglia (Ph: Pernice Editori)

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