Sette partite da giocare e un gruppo di quattro squadre che somigliamo sempre più a ciclisti che si ricompattano sull’aspra salita che conduce al traguardo. Perché a fare la differenza nelle primavere calcistiche è sempre lo stato di forma degli organici, non solo fisico ma anche mentale. C’è chi dimostra di avere una marcia in più, chi ha motivazioni da vendere, chi cerca di dimostrare la propria utilità in ogni circostanza. Mettete insieme questi ingredienti e scoprirete che sono le leve necessarie per un finale a passo spinto. L’Atalanta è separata da cinque punti dalla Champions, appena uno dall’Europa League e dalla sua ha la chance degli scontri diretti e consecutivi con Juventus e Roma. Dovesse riuscire ad esprimersi come la squadra che è stata vicina a cullare il sogno dello scudetto, l’Atalanta di Palladino potrebbe legittimare le aspirazioni di una rimonta clamorosa ma non impossibile. Certo, senza potersi permettere errore alcuno o sbavatura, con maturità e cinismo al tempo stesso. La forza di vincere e la continuità dei risultati, pieni per ovvie ragioni, dipenderanno dalla capacità di essere gruppo, con i giocatori disponibili a recitare il proprio ruolo nei momenti giusti e con la giusta dose di apporto. L’esempio più emblematico è senza dubbio quello di Mario Pasalic, che al Mondiale americano andrà e il cui peso specifico è rimasto inalterato sia da titolare che da subentrato, a centrocampo come in posizione avanzata. La possibilità di cambiare la metà dei giocatori di movimento nel corso della partita ha significato tanto in passato nelle stagioni vincenti dell’Atalanta. Con Palladino sta dimostrando di tradursi in fiducia collettiva. Che può concentrare l’energia necessaria per affrontare sette finali di campionato e sfruttare il match-point per accedere alla finale di Coppa Italia.
Raffaele Palladino ha catechizzato in positivo i suoi giocatori sul campo dello stadio Via del Mare dopo la vittoria sul Lecce (credits: atalanta.it)





