Plasma per cura lesioni legamentose

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Il Dott. Andrea Salvi, Dirigente Medico Divisione Ortopedia e Traumatologia ASST Franciacorta – Ospedale di Chiari (Brescia), spiega le modalità di intervento in caso di lesione legamentosa in un atleta e il possibile ricorso all’uso del plasma infiltrato, soluzione adottata per permettere a Sofia Goggia una più rapida ripresa e presentarsi all’appuntamento olimpico con la ritrovata capacità competitiva.

Il ritorno alle attività sportive dopo ricostruzione di legamento crociato anteriore è gravato da un maggiore rischio di lesione del neo-legamento. Inoltre sono presenti alcuni fattori correlati al rischio di ri-lesione dopo ricostruzione, indipendenti dalla tecnica chirurgica, tra i quali si annovera l’età (inferiore a 25 anni) ed il sesso (femminile). Uno studio scientifico indica in particolare, nell’arco di due anni, una possibilità di ri-lesione 4 volte maggiore nel sesso femminile rispetto a quello maschile, evidenziandone l’elevato rischio durante il ritorno alle gare sportive e perciò la necessità di adottare appropriate precauzioni. Ulteriore fattore di rischio è dato da possibili traumatismi durante il periodo di “ligamentizzazione” del trapianto tendineo che sostituisce il precedente legamento, che dura dai 4 agli 8 mesi, in cui vi è una diminuzione delle proprietà meccaniche dello stesso (ovvero un indebolimento) ed una acquisizione da parte del trapianto di proprietà legamentose. Tuttavia, il principale fattore di rischio è operatore-dipendente e consiste nel mal-posizionamento del tunnel femorale del neo-legamento, che esita con anormalità del movimento articolare. Infatti, giacché il nuovo legamento deve ripristinare la funzione del precedente, lo stesso deve essere posizionato con modalità simile (posizionamento anatomico), altrimenti la biomeccanica del ginocchio diventa anomala con conseguente ri-lesione del trapianto. Le lesioni parziali del neo-legamento crociato anteriore possono essere gestite conservativamente, come è avvenuto per la campionessa di sci Sofia Goggia. In più, l’uso di plasma ricco di piastrine (PRP = platelet-rich plasma), infiltrato nella sede di lesione legamentosa, è in grado di favorire la guarigione del tessuto, in quanto essendo biologico, è in grado di ricostituire nuovo tessuto nella sede di lesione legamentosa, evitando un intervento “radicale” di sostituzione chirurgica del legamento stesso. I fattori di crescita contenuti in tale preparato, costituito da circa 20 cc di sangue prelevato dal paziente, attivano infatti le cellule tendinee (tenociti) favorendo la creazione di nuovo tessuto di riparazione.

Una immagine in bianco e nero di Sofia Goggia sulla pista di Cortina (credits: Pentaphoto/Gabriele Facciotti)

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