Vincendo il Masters 1000 di Indian Wells, Jannik Sinner intasca il 25esimo titolo della sua fantastica carriera. Non ha perso un set in tutto il percorso. La sfida a distanza con Alcaraz si riproporrà a Miami, ma attenzione: il duopolio non sembra granitico come qualche mese fa.
Ma quale crisi! La sconfitte contro Novak Djokovic (all’Australian Open) e Jakub Mensik (a Doha) avevano acceso ingiustificate preoccupazioni. Ci vuole ben altro per definire il concetto di “crisi”: Jannik Sinner l’ha dimostrato vincendo il BNP Paribas Open di Indian Wells, primo “Masters 1000” del 2026, la categoria di nove super tornei del circuito (diventeranno dieci nel 2028), secondi solo alle prove del Grande Slam. Ma c’è di più: l’ha fatto senza perdere un set, proprio come a Parigi lo scorso autunno. Nessun tennista aveva mai vinto due Masters 1000 di fila con queste modalità, nemmeno Rafael Nadal ai tempi del suo dominio sulla terra battuta. Nel torneo che due anni fa sancì l’accidentale positività al clostebol, l’altoatesino ha fatto quel che gli riesce meglio: tenere a distanza gli avversari ed elevare la qualità del proprio tennis nel momento del bisogno. Gli è successo negli ottavi contro l’aspirante fenomeno Joao Fonseca, capace di metterlo alla frusta con un tennis incredibilmente aggressivo. Il brasiliano era avanti 6-3 nel tie-break del primo set, ma Jannik ha raccolto cinque punti di fila che hanno indirizzato la sfida. Storia simile nella canicola domenicale (si è giocato con circa 35 gradi di temperatura, ma Sinner ha detto di non aver sofferto il caldo: altro segnale positivo), durante la finale contro il redivivo Daniil Medvedev. Avanti 7-6 6-5, l’italiano ha perso otto punti di fila e si è trovato in svantaggio 4-0 nel tie-break. Nessun problema: è arrivato un controparziale di sette punti che gli ha permesso di chiudere la sfida e intascare il 25esimo titolo in carriera, 22,5% sul totale dei trofei conquistati dagli italiani nell’Era Open (111). Ha vinto tutti i Masters 1000 sul cemento, e gli mancano solo quelli sulla terra battuta (Monte-Carlo, Madrid e Roma, tutti previsti tra qualche settimana). Numeri clamorosi, che certificano la sua rincorsa al ruolo di più grande sportivo italiano di sempre (a cui non manca l’umiltà: ha mandato i complimenti a Kimi Antonelli per il successo al Gran Premio di Cina di Formula 1). “Ho continuato a crederci e a spingere – ha detto, parlando della rimonta nel tie-break – ho cercato ancora di più il colpo vincente. Al terzo set saremmo partiti alla pari, quindi ho fatto del mio meglio per chiudere”. C’è riuscito e ha ridotto a 2.150 punti il divario dal numero 1 Carlos Alcaraz, sorpreso in semifinale da Medvedev. I calcoli per un ipotetico contro-sorpasso andranno fatti tra qualche mese, ma il torneo di Indian Wells ha lasciato qualche segnale. Forse il duopolio Sinner-Alcaraz (ormai universalmente definito “Sincaraz”) non è più granitico come qualche mese fa. Da dietro stanno emergendo alcuni nomi potenzialmente pericolosi. Su tutti Joao Fonseca (classe 2006), che nello scontro diretto con Sinner ha fatto paura per lunghi tratti. E poi Jakub Mensik (2005) e Arthur Fils (2004) sembrano vicini alla definitiva maturazione. È una buona notizia per il tennis, anche perché qualche nome nuovo spingerà Sinner e Alcaraz a migliorarsi ancora. Per adesso i leader sono ancora loro due, e la sfida a distanza ripartirà in questi giorni a Miami. Potrebbero affrontarsi in finale, in uno scontro diretto che manca da quattro mesi. L’Hard Rock Stadium sarà lo scenario giusto per rivederli uno contro l’altro?
Jannik Sinner solleva il trofeo del Masters 1000 di Indian Wells (credits: credit BNP Paribas Open)





