Una scultura in legno per celebrare l’iride di Gimondi

Federica Sorrentino |

Una scultura in legno dell’artista Emiliano Facchinetti per ricordare la maglia iridata su strada conquistata da Felice Gimondi a Barcellona il 2 settembre 1973. A mezzo secolo da quell’impresa, la città di Bergamo ospita in piazza Dante un’opera dedicato al grande campione scomparso nell’estate 2019. E’ stata inaugurata alla presenza di Norma Gimondi, Gianpaolo Sana, presidente del museo del legno Tino Sana di Almenno San Bartolomeo e ideatore della manifestazione commemorativa, del sindaco di Bergamo Giorgio Gori, del consigliere regionale Giovanni Malanchini, Lara Magoni, sottosegretario allo sport di Regione Lombardia, Roberto Perico, responsabile della direzione territoriale di Banco BPM, e del giornalista Paolo Marabini. Sulle ruote della grande bicicletta in legno, sormontata dai colori dell’iride, sono state incise le vittorie più significative della carriera di Felice Gimondi con la sua effigie in rilievo che lo ritrae a braccia alzate. La scultura celebrativa del cinquantennale della vittoria del campionato del mondo su strada è contornata dalla mostra intitolata “Il rumore non fa bene, il bene non fa rumore”, a sottolineare l’esempio che Felice Gimondi continua a rappresentare come uomo e atleta. Ci sono le maglie e le biciclette che ne ricordano i trionfi, ma c’è soprattutto l’affetto accompagnato dall’emozione di vedere i simboli di un ciclismo epocale, fatto di grandi sacrifici e imprese memorabili. La cerimonia inaugurale è stata una sequenza di aneddoti richiamati anche solo per averli sentiti. Norma Gimondi, che all’epoca aveva 3 anni, ha ricordato come il suo papà fosse andato vicino a vincere il mondiale nel ‘70 e nel ‘71, ci riuscì a Barcellona grazie a un capolavoro di intelligenza tattica, battendo colui che lei chiama “lo zio Eddy”, riferendosi a Merckx il Cannibale. Gimondi battè in volata Freddy Maertens, lo spagnolo Luis Ocana e Eddy Merckx, finito giù dal podio. In quella edizione venne escluso dalla maglia azzurra Gianni Motta, il quale nel giorno del cinquantennale del titolo iridato di Felice Gimondi, significativamente, ha voluto raggiungere il centro di Bergamo per onorare il campione, amico e avversario. Esserci stato gli fa onore. Giorgio Gori, spettatore 13enne davanti alla tv, considera quella vittoria in bianco e nero uno dei momenti più emozionanti, aggiungendo che all’estero il nome di Gimondi è associato a Bergamo. Lara Magoni e Giovanni Malanchini hanno raccolto i ricordi paterni, vivi di orgoglio ed emozioni. Se il nome di Bergamo ha viaggiato nel mondo lo si deve anche a Felice Gimondi. Parola di Roberto Perico, che associa il campione all’inossidabile motto del “mola mia” e al suo impegno per diffondere la passione per il ciclismo. Ultimo ricordo lo ha riservato Francesco Maffeis, patron di Framar, a proposito della prima festa per la vittoria nel campionato del mondo, che si celebrò a Bagnatica, tutta in onore di Felice Gimondi.

La scultura in legno celebrativa dedicata al mondiale 1973 di Felice Gimondi (Ph: Paolo Marabini)

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