Una stagione con l’Olimpia per l’iridato Yuri Romanò

Federico Errante |

Da Bergamo al tetto del mondo passando dal titolo europeo solo un anno fa. Yuri Romanò è nato per sorprendere. E ha cominciato a farlo proprio con la maglia dell’Olimpia, in serie A2, nel torneo 2018/2019. Perché il nastro della storia dell’opposto classe 1997 nato a Monza va riavvolto proprio lì. Da un campionato che, sulla carta, avrebbe dovuto avere come compagna di viaggio la panchina. Ancora una volta. E invece diventa il trampolino di lancio. Perché gli orobici tagliano il polacco Pawel Adamajtis e il martello, da semplice alternativa diviene il cardine di una squadra, forgiata da Alessandro Spanakis, fermata solo da un’insuperabile Piacenza, in finale di Coppa Italia come nei play-off per la Superlega. Da comprimario a trascinatore. Come nell’Europeo dello scorso anno dopo essere passato da un biennio a Siena, ancora in A2. Contro la Slovenia il 19 settembre 2021, nell’atto conclusivo, gli azzurri sono sotto, cosi coach Ferdinando De Giorgi,nel corso del quarto set, getta nella mischia Yuri in luogo di Giulio Pinali. A chiunque sarebbero tremate le gambe, non a lui. Senza paura, in attacco ed in battuta. Varietà di colpi e 11 pesantissimi palloni a terra. Per il ribaltone e per un titolo che definire “inaspettato” sembrava perfino riduttivo. Pensate allora, quasi 12 mesi dopo. Nel mentre Romanò fatica a trovare spazio in una Milano in cui c’è il campione olimpico transalpino Jean Patry a precederlo nelle gerarchie. Eppure De Giorgi non solo conferma la fiducia, ma “taglia” pure lo Zar Ivan Zaytsev. Apriti cielo, hanno pensato i più. Quelli che probabilmente si lasciano abbindolare dal clamore mediatico e dall’essere idolo delle folle del posto 2 di Civitanova. Il buon Fefé, invece, aveva già capito tutto: “all in” su Romanò, finalmente titolare fisso. Come si auspica possa divenire ora nel suo nuovo club in Superlega, quella Piacenza allenata da “Mister Secolo” Lorenzo Bernardi. Così giù il gettone. Passato un girone di qualificazione facile solo in apparenza, il primo prodigio arriva contro la Francia olimpica e proprio contro Patry. Tie break da 1-2 con l’ex Bergamo trascinatore con 22 punti, idem in semifinale in cui è stata annichilita nuovamente la Slovenia senza concedere neppure un parziale anche grazie ai 12 timbri di Romanò. Che nella corsa all’oro contro la Polonia, al cospetto dei due volte campioni uscenti, in casa loro e davanti ad un muro di tifosi biancorossi capaci di rendere una bolgia l’impianto di Katowice, va in orbita. A 24 anni di distanza dall’ultimo alloro iridato. In un confronto memorabile in cui i nostri prima dilapidano un 21-17 in avvio andando sotto, ma dal 18-20 del secondo periodo si stappano un vero show tricolore, sigillato da un 3-1 che profuma di leggenda. In cui dentro, peraltro, c’è stato tutto il meglio. Un concentrato in cui Romanò ha messo la sua griffe con 16 punti (53%), esaltato da capitan Simone Giannelli eletto miglior palleggiatore ed MVP della competizione. Apoteosi. Di un gruppo passato da outsider a favola fino a trasformarsi in strepitosa certezza. Capace soprattutto di far innamorare follemente un’intera nazione. Per due volte in un annetto. Sperando che questo sia soltanto un nuovo inizio. Per il movimento, per l’informazione, per tutti.   

Yuri Romanò, campione del mondo, ha vestito la maglia dell’Olimpia, in serie A2, nel torneo 2018/2019 (credits: profilo Fb Yuri Romanò)

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