Val San Martino capitale del floorball

Simone Fornoni |

La mazza e la pallina sono simili, ma si gioca indoor e con le scarpe normali, non coi pattini. A livello nazionale dominano le altoatesine, anche se nelle finali playoff nell’ultimo weekend, dopo il biennio di stop per la pandemia, è stato ancora Monte Marenzo il centro del piccolo mondo italiano del floorball, disciplina codificata negli anni cinquanta del secolo scorso negli USA, un hockey da palestra senza ghiaccio chiamato anche unihockey. Lì, nel cuore della Valle San Martino Bergamasca fino al 1992 e da allora lecchese, si tengono i tornei e i raduni più importanti degli Azzurri di questo sport di nicchia tuttora in fase di espansione. E sempre lì ha visto i natali Andrea Rotasperti, nel giro azzurro e recente scudettato da match winner nell’overtime nei campionati a campo grande (metri 40×20) a Bolzano lo scorso 11 aprile in maglia Sterzing Gargazon, la Vipiteno che batte il capoluogo (Diamante) quando conta per la prima volta.

In campo piccolo (24×14), invece, dove si gioca in quattro portiere compreso (privo di bastone, non può toccare i retropassaggi con le mani) anziché in sei, l’ha spuntata nell’atto conclusivo di domenica 8 maggio il SVV Bozen Goats, 9-8 sul Viking Roma rimontando da 0-5, al culmine delle Final Eight che hanno visto l’accesso delle qualificate dei gironi all’italiana regionali. A differenza del campo grande, dove c’è un minitempo in più e il cronometro si ferma, ne sono bastati il paio canonico da una ventina di minuti (non effettivi, quindi al lordo delle pause di gioco) per designare i campioni. Per il terzo posto, invece, derby meneghino con lo Spartak a regolare 11-5 i titolari rivali targati FC Milano Molotov. La classifica è completata, nell’ordine, dal SSV Bozen OldStars, dal Geas Sesto San Giovanni (sconfitto 20-14 dai precedenti), dal Laives e dal Ciampino (ko 20-5 nella finale per il settimo e ottavo posto). Uno sport velocissimo dove la si può passare di piede una sola volta, la stecca deve rimanere quando si tira sotto l’altezza del ginocchio e l’attrezzo che deve gonfiare il sacco rimane sempre vivo a meno che non voli oltre le transenne. E a geografia variabile, perché ci sono anche Wild Boars Varese, L’Aquila e nel femminile Dolo prima e Firelions Serenissima poi, coi campionati Under 19 come base del ricambio generazionale. La prima partita in Italia risale al gennaio del 1999, tra Mucchio Selvaggio Varese e i Piranhas (10-7), denominazione di allora dei portacolori dell’entroterra veneziano.

Le finali di Monte Marenzo, coincise con la Festa della Mamma, hanno visto consegnare al capitano dei vincitori, dal sindaco di Monte Marenzo Paola Colombo e dal fondatore della Polisportiva di Monte Marenzo Angelo Fontana, l’azalea della ricerca sul cancro. A presiedere alle premiazioni, il Presidente e il Vicepresidente della Federazione Italiana Unihockey/Floorball, Giorgio Rambaldi e Dario Falchi. A più d’una ventina d’anni d’età, è ora che l’unihockey a queste latitudini diventi finalmente adulto.

Una fase delle finali playoff svoltesi a Monte Marenzo (credits: FIUF)

SVV Bozen Goats campione d’Italia di floorball (credits: FIUF Lombardia)

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