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Calcio 18 Aprile 2026di Eugenio Sorrentino

Occhio al campo in chiave Europa League

Il calcio impone una condizione: occhio al campo. Perché si può discutere prima e dopo una partita, le dichiarazioni possono aprire scenari impensabili nei rapporti tra dirigenti e tesserati, le considerazioni che ne conseguono alimentare fiumi di parole e prospettive impreviste. Se è difficile la chiave di lettura dei 90 e passa minuti, figuriamoci tutto ciò che orbita intorno al gruppo squadra insieme allo staff tecnico e alle figure di riferimento della proprietà di una società calcistica. Non ci si spiega, e così si fa esercizio di provare a spiegare, le uscite fuori programma, che poi finiscono per incidere sull’ambiente e non contribuiscono di certo a creare la serenità con cui va affrontata una partita. Chi si aspettava che un signore come Ranieri pronunciasse parole al vetriolo nei confronti di Gasperini che, come reazione, tirasse fuori tutta la sua umanità e si abbandonasse ai sentimenti? La ruota del calcio è davvero strana se solo un anno fa lo stesso Gasperini tirava fuori dal cilindro un certo Ibrahim Sulemana che, facendo secco Svilar da fuori area (come gli aveva insegnato Ranieri quand’era sulla panchina del Cagliari, ironia della sorte), consegnava l’Olimpo della Champions all’Atalanta e relegava i giallorossi in Europa League. Comunque vada a finire, la gara tra Roma e Atalanta avrà dato merito a chi ha capito che bisogna giocarsela fino in fondo. E questo è un principio che Raffaele Palladino ha ribadito a caldo e in modo convinto dopo la sconfitta immeritata con la Juventus. Vedere per credere. Il Como è caduto sul campo del Sassuolo, perdendo probabilmente il treno che porta in Champions e rimettendo in discussione l’accesso alla prossima Europa League. Che l’Atalanta punta a guadagnare in campionato con l’obiettivo di regalarsi lo stesso diritto a disputarla mettendo in bacheca la seconda Coppa Italia.

Raffaele Palladino e Gian Piero Gasperini il 3 gennaio scorso al New Balance Arena (Ph: A. Mariani)