Calcio

Con Cissé e Pagani è tornata Primavera

7 Aprile 2022

Simone Fornoni

I nerazzurrini del momento? Uno è Moustapha Cissé ed è sulla bocca di tutti. L’altro è Federico Pagani, bomber di riserva tornato in auge dopo qualche partita di troppo ai box. Il rifugiato della Guinea e l’ennesimo bergamasco svezzato nella cantera di Zingonia. Chi imbraccia la doppietta ingranando la dopo averla risolta ai grandi a Bologna prima dell’ultima pausa per le Nazionali, e chi grazie al favore di ritorno è già alla sesta soffittando il baule degli acciacchi. Nel tris in semifinale all’Empoli del prepartita di Europa League, una sorta di mini vendetta per il titolo nazionale strappato a Sassuolo il 30 giugno scorso a tiro di un dominio durato un biennio, la Primavera dell’Atalanta ha trovato i blocchi di partenza per un finale di stagione – 8 partite di campionato – da vivere col cuore in gola dopo mesi e mesi di aurea mediocrità nell’annata zero di una faticosa transizione generazionale. Potersi giocare un trofeo è di vitale importanza per il serbatoio di ricambio della prima squadra, ultimamente dal tappo un po’ bloccato, tanto che Gian Piero Gasperini a Massimo Brambilla oltre alla sorpresa di fine inverno sta saccheggiando quinta soltanto il centrale difensivo Alessandro Cittadini a mo’ di toppa per gli sbreghi.

La nascita di una coppia d’attacco tutta nuova di zecca, in coda a lunghi e travagliati periodi di alternanza (Lozza ceduto proprio agli azzurri toscani a gennaio, Omar, Fisic, il neo infortunato De Nipoti) dentro un reparto asfittico e menomato dall’infermeria, leggi il fantasista Lukas Vorlicky su tutti, ha coinciso con un’altra finalissima contro la Fiorentina, il 27 prossimo, stavolta di Coppa Italia, a tiro delle due Supercoppe di categoria conquistate in casa al Gewiss Stadium. I viola sono tri-campioni uscenti e sfidarli non è un’impresa da niente. Una svolta, quando in campionato il sesto posto sta dicendo playoff ma ne mancano ancora, di stazioni, lungo la strada ad ostacoli verso una post season alla caccia del sesto scudetto. Se il titolo nazionale (1969 con Silvano Moro, 1993 Cesare Prandelli, 1998 Giovanni Vavassori i precedenti) è comunque storia recentissima, il trofeo della coccardina, invece, manca all’appello dalla doppia finale con la Lazio del 2003, conquistata dall’attuale responsabile/coordinare tecnico del settore giovanile Giancarlo Finardi, ex compagno e poi alfiere in campo di Emiliano Mondonico nella Cremonese dei Settanta-Ottanta: il 3 aprile, nel santuario del calcio cittadino, il trionfo in rimonta firmato Michele Canini e Inacio Pià, tanto per fare compagnia alle coppe strappate e Napoli e Bari in trasferta nel 2000 e 2001.
La creatura del tecnico vimercatese ha una fisionomia propria che l’ha resa differente nel tempo da quella delle origini. Perché un formatore di grido e coscienzioso sa bene che il modulo va adattato alle caratteristiche della rosa e non viceversa. Una volta si difendeva a quartetto, adesso sono in tre col braccetto mancino, ovvero Ceresoli. Del Lungo non vale Scalvini né Berto assomiglia a Cittadini, ma l’intesa si sta affinando. Lo schema non è esattamente gasperiniano, non vuole essere una pallida imitazione del piano di sopra. O c’è Sidibe, capocannoniere a quota 14 di cui 11 in regular season, tra le linee, oppure si va con le mezze ali, pescando tra Giovane, Chiwisa, il jolly Oliveri che di norma fa il pendolino come Renault e (a sinistra) Bernasconi e il figlio d’arte Regonesi. Davanti il cividalese è stato appena operato al quinto metatarso sinistro, il ceco invece è fuori chissà fino a quando, mentre Shakur Omar, svedese di sangue etiope, è fermo al palo dei sei snocciolati fino a ottobre. Parola d’ordine: continuità. Ma con un Cisse nel motore, spesso disposto ad arretrare per recuperare palla e agire in rifinitura, sbiellare sarà difficile.

La doppietta di Moustapha Cissé ha contribuito a centrale la finale di Coppa Italia Primavera (credits: atalanta.it)