Questa volta l’approccio sarà opposto rispetto a quanto visto finora, e non potrebbe essere altrimenti. Dopo la fanfara e l’incrollabile ottimismo con cui la Ferrari ha affrontato i mesi di avvicinamento alla stagione 2025 di Formula 1 e i primi due appuntamenti iridati del calendario, a Suzuka cambia tutto. E inevitabilmente la doppia squalifica ai danni di Charles Leclerc e Lewis Hamilton in Cina ha un peso non irrilevante, ma c’è anche altro.
Sono stati dieci giorni di riflessioni e di lavoro incessante a Maranello, per le opache prestazioni della SF-25 (Sprint Race di Shanghai a parte) ma soprattutto per l’onta di vedere le due Rosse estromesse dalla classifica finale dell’ultimo Gran Premio per due distinte infrazioni del regolamento. La buona notizia è che il Cavallino sembra aver perfettamente inquadrato dove sia il problema, quella cattiva è che servirà del tempo per porre realmente rimedio. Ma ce n’è anche una pessima: il circuito nipponico è tra i peggiori possibili del calendario per le attuali caratteristiche della Ferrari.
Le monoposto a disposizione di Leclerc e Hamilton, come abbiamo visto in Cina, sono particolarmente aggressive per quanto riguarda l’impostazione progettuale di sospensioni, retrotreno e fondo. Quest’ultimo, in particolare, rischia un degrado anomalo su tracciati irregolari o caratterizzati da importanti pendenze. E dove si trova la pista di Suzuka? Su una collina, con i caratteristici saliscendi che ne permettono anche quel disegno «a forma di 8» che nella F1 odierna rappresenta un unicum. Ma lo storico autodromo giapponese è noto anche per le sue curve a percorrenza ampia, che da tempo sono tra i talloni d’Achille della Ferrari.
Non è un caso che Suzuka da decenni regali a piloti e tifosi del Cavallino molte più delusioni che gioie. Basti ricordare l’amarissimo ritiro di Sebastian Vettel nel 2017, ultimo chiodo sulla bara delle sue speranze iridate, ma soprattutto quello di Fernando Alonso datato 2012 e che a fine stagione si sarebbe rivelato decisivo per il mondiale. Non a caso l’ultima vittoria della Ferrari in Giappone risale ancora al 2004 e ai tempi di Michael Schumacher. Il quale nel 2006 visse a propria volta una delle gare più sfortunate della sua carriera, con il primo guasto al motore della sua Ferrari addirittura a sei anni di distanza dal precedente.
Insomma: oltre ai problemi oggettivi di questa Ferrari, ci si mettono di mezzo le caratteristiche della pista, gli almanacchi e forse addirittura la cabala. Proprio per questo motivo, con l’urgenza di raccogliere risultati e la consapevolezza che la strada è tutta in salita, a Maranello dominano realismo e determinazione. Il team principal Frederic Vasseur ha volato basso sugli obiettivi del Cavallino in terra nipponica, garantendo che a Maranello il lavoro è stato minuzioso sulla messa a punto dell’attuale SF-25. Lo stesso Hamilton ha rilanciato, confermando il 100% della sua fiducia nel team a cui ha anche dato consigli in prima persona sui miglioramenti che a suo giudizio si possono portare nell’immediato. Leclerc, invece, ha ricordato come le Rosse siano quest’anno molto più vicine alla vetta rispetto alla posizione in cui si ritrovarono nel 2024 nella stessa fase del campionato.
Il quadro generale è pertanto quello di una scuderia conscia di essere in ritardo rispetto alla McLaren, ma certa di valere molto di più dei risultati raccolti fin qui. In più il pacchetto della SF-25 sembra far presagire importanti progressi a stagione in corso, con grandi speranze di ripresa lungo il cammino. Intanto bisogna però pensare a Suzuka, e un antico nemico della Ferrari stavolta potrebbe diventare un alleato: la pioggia. Che in Australia ha tolto punti alle Rosse, ma in Giappone, su una pista così avversa alla monoposto di Hamilton e Leclerc, potrebbe livellare i divari. Purché – questo è chiaro – la classe dei piloti abbia il sopravvento sulle avversità e il muretto non regali brutte sorprese, ancora una volta.
Charles Leclerc nei suoi primi giri sulla pista di Suzuka (credits: Scuderia Ferrari)