Vedrai l’intelligenza artificiale nel vivaio di Zingonia

Simone Fornoni |

Il nome è tutto un programma: Vedrai. Il presente unito al futuro, senza recidere il destino dalle radici, ragion d’essere e scopo di una mission aziendale. Il nome del nuovo, anzi dell’inedito Official Intelligence partner dell’Atalanta, al servizio del vivaio, verrà affiancato a quello di Mino Favini nella sua Accademia. “Il calcio nasce per strada e vive di passione, ma è anche un sistema produttivo da tempo. Certo, plasma materia non inerte. E ci vogliono i dati, i numeri, perché si possa individuare una metodologia di lavoro che apra la strada al futuro: ci vuole un romanticismo scientifico”. La premessa di Maurizio Costanzi, responsabile del settore giovanile di Zingonia, offre subito un senso compiuto alla partnership che non t’aspetti, con una realtà giovanissima, due anni appena, creata dal nulla da Michele Grazioli, soncinese dal cuore nerazzurro: “Lo stadio più vicino a casa mia è sempre stato quello di Bergamo. La realtà di alto livello con cui abbiamo scelto di associarci è un po’ il nostro specchio: una PMI che sottotraccia è diventata un fenomeno di portata internazionale. E si rispecchia con noi anche anagraficamente: l’età media di Vedrai è intorno ai 28 anni”, afferma il presidente, entrato in contatto con l’amministratore delegato Luca Percassi, che di suo ne ha approfittato per non smentire Ademola Lookman dal Lipsia ma Andrea Pinamonti dall’Inter sì, per tramite della sorella Federica.

In che cosa consiste, in pratica, il supporto della SpA con sede a Milano? “La nostra tecnologia serve a capire quel che succederà. Dati su allenamenti e performance già li abbiamo, li ha raccolti la società. Lo scopo è aiutare lo staff a prendere scelte consapevoli: si mette ordine a una mole di dati e attraverso gli strumenti a nostra disposizione diamo feedback e insight per suggerire metodologie di lavoro”, la precisazione di Grazioli. Raccogliendo il consenso di Costanzi, l’ultimo dei veronesi-clivensi rimasto al Centro Sportivo Bortolotti, insieme al neo tecnico della Primavera Marco Fioretto, dopo l’addio di Giovanni Sartori: “Oggi bisogna essere visionari per costruire il futuro, anche se la storia rimane uno strumento incancellabile per decifrarlo. C’è bisogno di numeri quanto di pensiero. L’Atalanta rappresenta un settore, il mondo del pallone, tradizionalmente resistente all’innovazione: c’è l’abitudine di restare ancorati al passato. Con Vedrai c’è una sinergia che guarda al futuro: nel nostro vivaio prepariamo giocatori che tra dieci anni faranno i professionisti. Una sinergia che è destinata a indicarci una strada”.

Non solo fredde cifre, insomma, come specificato dal nuovo fornitore: “L’intelligenza artificiale non è fantascienza, ma una tecnologia che permette di analizzare una grande quantità di dati grazie a un algoritmo. Noi inseriamo dati storici e di mercato e delle aziende per far imparare al nostro cervellone com’è nata l’azienda stessa, quale ricetta ha seguito per realizzarsi, mettendolo in condizione di fornire soluzioni sul da farsi attraverso una simulazione, una proiezione futura”. Il guru del boys atalantini è il primo a salutare con favore l’ingresso in pompa magna della consulenza computerizzata: “Il calcio ormai è molto aziendalizzato. La performance del singolo ha mille dati, abbiamo una radiografia perfetta: servono parametri da cui costruire il lavoro nel quotidiano. Il vivaio significa organismi in crescita da associare alla nutrizione e ai carichi, per evitare la spirale negativa dello stress: cerchiamo di abituare, adeguare e allenare il talento alla richiesta di talento contemporanea. Anche lo scouting, che è ricerca del talento, abbisogna di parametri per individuare tipologie di giocatori per investirci sopra”.

Una soluzione in pieno stile Atalanta, come rileva Percassi jr.: “Grazioli, che ha 27 anni, ha creato qualcosa di sbalorditivo, un’impresa nata dal nulla, un’eccellenza del territorio, simbolo di una nuova generazione di imprenditori che avanza. Come Atalanta ci sentiamo simili, perché ogni giorno dobbiamo reiventarci da realtà medio-piccola quale siamo: una collaborazione che è più uno scambio di esperienze, all’insegna delle esigenze più innovative in termini di crescita dei giovani talenti”.

Michele Grazioli, fondatore di Vedrai, tra Luca Percassi e Maurizio Costanzi (credits: S.Fornoni/Pernice Editori)

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