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Calcio 26 Febbraio 2026di Federica Sorrentino

Ahanor maggiorenne che sposa i valori coltivati a Zingonia

Contro il Borussia, Honest Ahanor è sceso in campo, subentrando a Kolasinac, per la prima volta da maggiorenne. Diciottesimo compleanno, lunedì 23 febbraio, che il giovane braccetto sinistro ha scelto di festeggiare “da Giuliana”. C’è chi se ne va – leggasi Samuel Inacio, tornato per una sera in tuta giallonera a Bergamo, dove è nato e cresciuto nella famiglia Atalanta, per vedere dalla panchina quel campo dove avrebbe potuto giocare e trovare gloria in neroazzurro. Due storie diverse che dimostrano quanto conti lo spirito e l’attaccamento per sentirsi parte del gruppo, imparare ad essere uomini prima che calciatori. Perché se non si è uomini, i calci al pallone non fanno storia.

E allora dentro quella che è stata una delle notti più belle dell’Atalanta – forse la più intensa dopo la vittoria dell’Europa League a Dublino – trovano spazio anche i dettagli, i volti. La qualificazione agli ottavi di UEFA Champions League è arrivata al termine di una partita semplicemente perfetta: ritmo, aggressività, letture difensive. Una Dea matura, consapevole, feroce e lucida. Il giovane Ahanor, entrato senza il peso della storia ma con addosso la responsabilità del presente, ha interpretato il suo ruolo con personalità. Non ha giocato da “ragazzino”, ha espresso il suo talento e le capacità di giocatore che si allena, si prepara e attende il suo momento. E questo, a Bergamo, conta più dell’anagrafe. Zingonia non regala nulla: ti forma, ti mette alla prova, ti chiede fame. E Honest Ahanor ha risposto alla grande.

Dall’altra parte della storia c’è Samuel Inacio. Nato a Bergamo, cresciuto nel vivaio nerazzurro. Vederlo già all’andata in panchina con il Borussia Dortmund ha fatto uno strano effetto. Non per rancore, ma per quel senso di incompiuto che accompagna le storie interrotte: “Oggi vediamo un tesserato della nostra squadra che è in panchina – aveva dichiarato l’amministratore delegato Luca Percassi a Dortmund –, che è cresciuto a Zingonia, che frequentava casa mia”. È una questione di rispetto tra club, di riconoscimento del lavoro di un settore giovanile che investe tempo, risorse e identità. L’Atalanta è una società che ha costruito il proprio modello sulla crescita e sulla valorizzazione dei talenti, sulla capacità di trasformare ragazzini in calciatori da palcoscenico internazionale e, soprattutto, uomini. Quando uno di quei ragazzi prende un’altra strada, può succedere, fa parte del calcio, ma è il modo in cui succede a fare la differenza. “Non voglio giudicare la decisione di una famiglia, di un ragazzo – aveva sottolineato Percassi –. Noi siamo affezionati a tutti i ragazzi che cresciamo con tanta dedizione e tanta passione”.

Se da un lato c’è chi ha scelto un’altra strada, dall’altro c’è un ragazzo che ha aspettato il suo momento e se l’è preso. L’Atalanta investe sui giovani, li protegge, li lancia. E quando serve, difende il proprio lavoro con fermezza. Nella magica serata del 25 febbraio a Bergamo abbiamo assistito a una partita che resterà nella storia e che porta un messaggio profondo: si può andare lontano solo se si resta fedeli a ciò che si è. Il calcio è fatto di scelte, di strade, di senso di appartenenza. Le notti europee si vincono con il talento e si costruiscono con i valori. L’Atalanta, ancora una volta, ha dimostrato di averli entrambi.

Honest Ahanor, diciotto anni compiuti il 23 febbraio scorso (credits: atalanta.it)