Ormai lo possiamo dire, con il supporto anche dei numeri: l’Aprilia che stiamo vedendo in questo inizio di 2026 non è solo la più forte della sua storia, ma potrebbe essere addirittura la moto più forte che la MotoGP abbia mai visto. Merito di entrambi i suoi piloti, con i riflettori che però si concentrano inevitabilmente su Marco Bezzecchi. Il riminese domina anche il Gran Premio delle Americhe di Austin e diventa il primo pilota dell’era moderna del Motomondiale a vincere cinque gare di fila dal primo all’ultimo giro. Dopo la folle Sprint Race del sabato è ora Jorge Martin il suo primo inseguitore in classifica, a soli 4 punti. Lo spagnolo chiude secondo, regalando alla casa di Noale due doppiette consecutive: anche questa è una primizia assoluta. Chiude il podio il sempre costante Pedro Acosta su KTM, mentre ancora una volta la Ducati denuncia importanti difficoltà.
E dire che il rischio di incappare in un weekend storto era palpabile. Bezzecchi, ampiamente favorito, era rimasto vittima di un’altra caduta nella Sprint Race del sabato contraddistinta dall’incidente al via tra gli altri principali candidati alla vittoria: Fabio Di Giannantonio, poleman con record della pista di Austin, e Marc Marquez. Alla fine si era invece consumata la definitiva rinascita di Martin, capace di vincere nel finale con tanto di sportellata a Bagnaia, finalmente secondo e convincente. Passa però solo un giorno e tutti gli equilibri tornano quelli già visti in Thailandia e Brasile.
Il via del Gran Premio delle Americhe è meno caotico rispetto alla Sprint Race, pur creando parecchi grattacapi ai piloti della prima fila: sia Di Giannantonio che Bagnaia faticano nel ripidissimo, primo curvone verso sinistra, con Acosta e Bezzecchi (quarto in griglia, ma solo causa penalità) che ne approfittano e si mettono subito davanti al plotone. C’è però da superare il record di giri consecutivi in testa, e il «Bez» se lo porta a casa con una clamorosa spallata sullo spagnolo in Curva 11 che gli permette di ripresentarsi sul traguardo in prima posizione. Non perderà più la vetta, diventando al quarto passaggio il recordman della MotoGP per maggiore numero di giri davanti a tutti (era Lorenzo a quota 103, alla bandiera scacchi sarà lui a 121). Non resta quindi che lottare per le altre posizioni: Martin centra la doppietta Aprilia infilando Acosta al 14° giro, dopo aver rischiato di cadere al 7°. Incredibile il suo controllo, supportato però dall’innegabile bontà del mezzo. La casa di Noale potrebbe anche celebrare il quarto posto di uno straordinario Ai Ogura, autore del giro veloce, ma il giapponese è costretto al ritiro sul più bello per un guasto al motore. La medaglia di legno va quindi a Di Giannantonio, che regala alla Ducati poco più che un brodino al termine di un weekend di speranze infrante.
Le Desmosedici erano infatti partite tutt’altro che male, con tanto di battaglia tra Bagnaia e Marquez nel secondo giro e sorpasso da urlo nel serpentone di Austin. Il catalano deve però scontare il Long Lap Penalty per l’incidente di sabato e deve ricostruire la sua gara dall’undicesimo posto. Via via ce la farà, chiudendo quinto dopo un triello durato diversi giri con l’ottima KTM di Enea Bastianini e lo stesso Pecco. Quest’ultimo, subito il sorpasso dei due rivali a tre giri dalla fine, ancora una volta naufraga: da quinto chiuderà al traguardo solo decimo, passato al fotofinish anche da Luca Marini su una sempre indomabile Honda. A Borgo Panigale è quindi ancora aria da lavori in pieno corso, in un anno del centenario che si sta rivelando un vero incubo. Intanto Aprilia e Bezzecchi volano, aggiudicandosi le prime tre gare stagionali come non succedeva da quando nel 2014 Marc Marquez ammazzò il campionato. La sensazione è che, di questo passo, il 2026 possa raccontare una storia molto simile.
Marco Bezzecchi e Jorge Martin, protagonisti con Aprilia del Gran Premio di Austin (credits: Aprilia)





